Stefania Giorello :: Blog

luglio 30, 2008

Alla fine ci sono riuscita! Nel mio pezzo di minuscolo terreno, ho costruito la mia boutique di abiti eleganti e da sposa. E’ stato un lavoro impegnativo che mi ha vista progettatrice dello spazio a disposizione, giardiniera nello scegliere fiori e piante adatte, architetta nel costruire i piani d’esposizione e commerciante nello scegliere gli abiti adatti alla vendita al pubblico. Tutto ciò tenendo conto del limitato spazio a disposizione, dei pochi prim concessi e dell’esiguo denaro in dotazione perchè anche in Second Life i linden non si possono sprecare! L’area del negozio è divisa in due parti: da un lato è presente un’area di accoglienza con alberi, piante ed una panchina dove ci si può sedere: il tutto con ampio spazio per provare gli abiti; nella seconda parte, invece, è presente la vera e propria area di vendita con espositori di abiti ed un grande angolo con accessori, scarpe e gioielli free. Gli abiti sono sia eleganti nelle tonalità pastello che da sposa in stile e tessuto classico e tutti quanti sono a prezzi...popolari e competitivi. Ho anche iniziato a farne di miei ed anche questi sono a prezzi assolutamente abbordabili per ogni avatar che desideri essere elegante...proprio come vorrei che fosse nella vita reale.Se volete venirmi a trovare anche solo per fare una passeggiatina l’indirizzo è:  http://slurl.com/secondlife/Nessie/177/25/58

Parole chiave: boutique, linden, prim, Second Life, virtualità

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luglio 23, 2008

Nel corso di quest’anno scolastico, ho sperimentato nelle mie due classi di scuola media, una radio su server.

Il progetto, nato per caso, ha visto coinvolte due seconde della Scuola Media Statale di Luserna San Giovanni, in provincia di Torino, dove insegno, insieme a tre classi della Scuola Media di Roccaromana, in provincia di Caserta, grazie soprattutto all’impegno del mio collega, il Professor Giuseppe Landolfi, che qui desidero citare e ringraziare.

E’ nata, così, “Radio Frastorna, la radio che ti aggiorna”, ed ha visto impegnati settimanalmente un discreto numero di allievi per tutto l’anno scolastico.

I contenuti sono stati i più vari: si è parlato di sport, di amicizia, di scuola, ma anche di musica e, giustamente, di computer. I ragazzi hanno lavorato in gruppo ed individualmente, a seconda delle occasioni, preparando in classe i contenuti e poi registrandoli in aula di informatica in formato mp3 con il programma Audacity. I contenuti sono stati generalmente registrati in italiano, ma moltissimi, grazie ai numerosi stranieri presenti soprattutto nelle mie classi, sono anche stati quelli proposti nella doppia lingua: italiano/francese, italiano/inglese, italiano/ arabo, italiano/ spagnolo ed anche un italiano/russo!

I ragazzi hanno lavorato tutti molto bene ed anche quelli con qualche difficoltà si sono dimostrati interessati ed anzi, anche valorizzati da questo lavoro, tanto che, al termine della scuola, è stata organizzata una serata per i genitori, gestita interamente dai ragazzi stessi, che hanno presentato il lavoro svolto durante l’anno sia per la radio che come programma di informatica.

Insomma, un grande successo per un grande lavoro.  

Parole chiave: classe, frastorna, informatica, radio

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giugno 18, 2008

Dopo aver svolazzato, fatto camp, comprato abiti e ninnoli, mi sono data alle builders: sono diventata, cioè una costruttrice. Che cosa so fare? Di preciso non lo so ancora, ma ho imparato a costruire tavoli e sgabelli, letti e poltroncine, tetti e muri! Ho anche assemblato una casa! E così...ho pensato che, forse, avrei potuto avere anch’io come tanti altri residenti, un pezzettino di terreno tutto mio dove poter appoggiare tutte le cose che facevo senza vedermele sparire dopo un po’...succede così quando non si ha un terreno proprio e si deve andare in una sandbox!

Da un paio di mesi, perciò, possiedo anch’io il mio piccolo terreno, giusto un fazzoletto minuscolo, che mi permette, però, di coltivare il mio sogno romantico di ragazza: i vestiti da sposa! Li adoravo tutti: mi piaceva vederli, disegnarli, guardarli nelle vetrine dei negozi e sognare, sognare, sognare...

Perchè non provarci? Vedrete che ci riuscirò!

Parole chiave: abiti, costruzioni, Second Life

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dicembre 23, 2007

Cosa fa un avatar dopo aver lavorato, guadagnato e comprato?

Va ad assistere ad eventi! Niente di meglio, per me, perciò, assistere ad una bella inaugurazione su invito nella sim INDIRE. Nei giorni precedenti l’evento in questione ho cercato di darmi da fare come giardiniera e fioraia per abbellire il luogo dove si sarebbe svolto l’evento, dove avrei conosciuto "grandi" avatar e dove avrei capito qualcosa di più sulle potenzialità del programma. La sera della manifestazione mi sono presentata in orario con un vestitino lungo e nero, quello elegante delle grandi occasioni insomma ed ho potuto constatare come questo programma tridimensionale può offrire nuovi strumenti moderni ed accattivanti nel mondo della formazione. Per mezzo di un avatar che può essere vestito ed accessoriato ci si presenta agli altri, ci si scrive in chat pubblica e privata, ci si muove in diversi spazi con tutti i movimenti degli umani e ci si può parlare ed il tutto solo con pochi clic di mouse. Pensate che meraviglia fare un corso a distanza in questa modalità: sembra quasi di essere in presenza, tra persone vere senza avere, però, il problema di non avere la pettinatura fresca di parrucchiere o di arrivare in ritardo per il parcheggio. Interessante questo mondo tridimensionale, parola di insegnante.  

Parole chiave: avatar, eventi, INDIRE, Second Life

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novembre 24, 2007

Approdata a Second Life e dopo aver svolazzato e fatto incetta di qualche abito speciale, ho sentito il bisogno di fare qualcosa ed ho optato per un lavoro. Ma che occupazione può trovare una fanciulla che di vita virtuale non sa nulla? Beh’, può fare parecchie cose, per la verità. Inizialmente ho fatto camp. Fare camp vuol dire riuscire a trovare uno di quei posti appositamente studiati dove ci si siede su di una poltrona o una sedia e si viene pagati. A dire così, sembra tutto facile: mi siedo comoda e vengo pure pagata: che meraviglia, che splendida vita questa seconda! In verità, fare camp non è proprio facilissimo perchè questi posti sono pochi, ben nascosti e molto affollati. Bisogna avere molta pazienza e fare la coda, ma c’è sempre l’avatar prepotente che non rispetta la fila, ti spintona e fa fallire i tuoi buoni propositi.In alternativa si può ballare: qui ci sono delle pedane dove, dopo essersi dimenati come anguille per un certo numero di minuti, si viene pagati. Lo stipendio non è gran cosa, ma ci si puà divertire in mezzo ad altri avatar. Un altro lavoro è quello di fare il giardiniere con una carriola e qualche attrezzo da giardino: io sono stata in ginocchio ad ammucchiare terra intorno ad un cespuglio di fiori! Un altro lavoro che ho fatto e che non ha richiesto grandi sforzi virtuali è stato quello di fare l’imbianchino in cima ad un’alta scala con una cazzuola in mano: stonavo un po’, per la verità, vestita quasi da sera, ma non sottilizziamo troppo, per favore...L’ultimo lavoro che ho provato è stato quello di lavare i vetri di un grande negozio con una spugna ed in piedi su una scaletta non troppo alta: se devo essere sincera, mi sono sentita a casa mia, proprio uguale e precisa...purtroppo.

Parole chiave: avatar, lavoro, Second Life

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novembre 16, 2007

Come ho già detto in un precedente scritto, la prima cosa che ho avuto piacere di fare una volta arrivata nel mondo di Secon Life, è stata quella di cambiare aspetto fisico. Il mio avatar in dotazione non rispecchiava affatto il mio fisico: capelli scuri, berretto in testa, occhi castani e camicia niente-di-che...insomma, non mi sentivo proprio io! Così, grazie ad un paio di ragazze conosciute proprio nella seconda esistenza, sono approdata nei negozi, free, cioè di merce gratis...o quasi. Già: questi lidi sono degli enormi magazzini dove ci sono scatole, scatoloni, scaffali e grandi quantità di oggetti, abiti, gioiellini, capelli, pezzi di corpi e tatuaggi...una sorta di vero e proprio supermercato dove si trovano un sacco di cose e, quasi sempre, c’è anche l’articolo che si cerca. Spesso, questi empori richiedono un contributo di 5 o 10 linden per gli oggetti o i capi particolari, ma si fanno comunque buoni affari anche per le cose dozzinali. E così, anch’io, ho fatto le mie compere da utente squattrinato e principiante: ho preso qualche maglietta particolare, un paio di scarpe, un braccialetto, un costume da bagno ed ho investito i mei primi 5 linden in una collanina con cuoricino perchè non ho potuto proprio resistere ad una tentazione spendereccia! Sono contenta, però, di aver capito l’anima del commercio di Secon Life e sono proprio soddisfatta del mio nuovo aspetto che è abbastanza verosimile a quello del mio mondo vero...Evviva! Ora, però, basta fare compere: sono un avatar serio e devo occuparmi di altre cose importanti.

Alla prossima!

Parole chiave: avatar, Internet 2.0, Second Life

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novembre 07, 2007

Mi chiamo...Stefidoro ed ho una seconda vita perchè mi sono iscritta, da un mesetto a questa parte, a Second Life.

Ho un avatar abbastanza simile a me anche se è stato complicato, per me che conosco poco e male l’inglese, assemblarlo: sono bionda, con i capelli corti, indosso un paio di jeans aderenti ed una corta camicina...Inizialmente, quando mi sono iscritta ero un po’ diversa e molto più brutterella, ma con qualche sapiente colpo di mouse sono diventata subito più affascinante e, mi piace pensarlo, più simile al vero.

I primi giorni ho svolazzato in vari luoghi senza una meta precisa, poi ho deciso di imparare a camminare ed ora so anche sedermi e girarmi. Dopo qualche giorno di puro svago, ho però deciso di guadagnare qualche soldino e, così, ho iniziato a fare camp: si fa una fila generalmente lunghissima con ogni tipo di avatar che ti spintona, ti schiccia, vola e non rispetta il proprio turno, ma alla fine ci si siede su una comoda poltrona. Dopo una decina di minuti, si viene sbalzati fuori dal sedile e si viene pagati in linden, che è la moneta corrente di Second Life. Mentre si fa la fila si può chiacchierare nelle varie lingue degli avatar presenti ed un paio di giorni fa, proprio chiacchierando con un oscuro, ma gentilissimo Demonangelo, ho avuto in regalo un paio di modernissimi orecchini.

Ora vorrei trovarmi una collana luccicante ed un paio di scarpe con i tacchi alti e per ora non ho grosse pretese: sono un modesto avatar che deve ancora abituarsi a questo grandissimo e caotico mondo virtuale.

Alla prossima!

Parole chiave: avatar, Second Life

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giugno 18, 2007

Durante il convegno di Torino su Il format didattico, l’amico e collega Dario Favini mi ha gentilmente omaggiato del libro che ha scritto da poco insieme a Sonia Benetton, cioè: Teorie, strategie e strumenti online per il recupero scolastico, Ananke Editore. Inutile dire che il testo mi ha colpita favorevolmente e di questo desidero farvi partecipi. Il libro propone come trasmettere una conoscenza che garantisca una reale ricaduta sugli allievi in modo diverso dalla solita lezione frontale. Per fare questo, si indicano alcuni strumenti utili e gratuiti reperibili in rete affinchè gli insegnanti possano avere un aiuto nel loro lavoro quotidiano con i ragazzi e si possano acquisire competenze ed abilità sull’uso di alcuni strumenti  che vanno dal Learning Object, al Web forum, dalle piattaforme di apprendimento, alla formazion on-line in genere. In questo libro, i due autori raccontano le loro esperienze sul campo con gli allievi alle prese con le difficoltà di una scuola che spesso disperde alunni e motivazioni. Che fare, perciò? Possono, le nuove tecnologie diventare strumento di aiuto, di sostegno per tanti ragazzi che hanno bisogno di recuperare le motivazioni per continuare un percorso scolastico senza aumentare la fila della dispersione? Gli autori non ci forniscono una bacchetta magica che possa risolvere ogni cosa, ma ci danno una mano per aiutare tutti noi insegnanti a migliorare la nostra capacità di stare con i nostri studenti, anche quelli più in difficoltà, proprio per cercare di capire cosa fare e come fare affinchè i nostri ragazzi siano non più strumenti passivi, ma veri attori del loro processo formativo.Spero presto anch’io di poter utilizzare qualche consiglio provato dall’amico Favini: la mia realtà è quella della scuola media, ma non per questo meno difficile e bisognosa di aiuto. Certamente l’approccio sarà un po’ diverso, sicuramente i contenuti dovranno essere semplificati ed adattati a ragazzini adolescenti, ma credo che alcuni consigli siano validi anche per noi insegnanti della scuola secondaria inferiore.

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maggio 26, 2007

Venerdì 18 maggio sono stata anch’io come tanti altri docenti a Torino al convegno “Il format didattico”. Il convegno è stato interessantissimo anche se non sono riuscita a sentire tutti gli interventi e, soprattutto, mi è spiaciuto molto non ascoltare quello del Dott. Alberto Pian che è un mito, dalla competenza non quantificabile e dalla simpatia innata. Pazienza e spero in una seconda occasione...Questo che vi faccio è un resoconto molto semplice: non sono un’addetta ai lavori, ma una semplice insegnante di una scuola media di paese che si sta cimentando, da un anno a questa parte, con il podcast sia in classe che in modo personale. Ho pochi strumenti, ma una gran voglia di mettermi in gioco sempre, un po’ di fantasia, un po’ di pazienza e l’assoluta convinzione che questo mezzo possa fare tanto ai nostri ragazzi a scuola, soprattutto per quelli con qualche problema in più. Il mio podcast sta qui: http://www.edidablog.it/e presto se ne aprirà all’ascolto un altro che ho preparato in quest’anno scolastico con i miei ragazzi di prima media.Il primo a prendere la parola venerdì scorso è stato il Dott. Dario Favini, uno dei due chairman del seminario, esperto di e-learning ed autore, insieme a Sonia Benetton, di Teorie, strategie e strumenti online per il recupero scolastico, Ananke Editore, che ha introdotto il tema della giornata, cioè il format della lezione e le strategie per coinvolgere insegnanti e studenti ad insegnare ed apprendere meglio. Le lezioni si arricchiscono di trasmissioni audio, produzioni video, opuscoli e clip musicali: il tutto per cercare di sfruttare al meglio le abitudini dei bambini, giovani e ragazzi...a nostro favore!Dopo il Dott. Favini, è intervenuto il Dott. Domizio Baldini, il secondo chairman, docente collaboratore della redazione di e-didablog.

http://www.edidablog.it/

Il Dott. Baldini ha ricordato che, tra i numerosi strumenti didattici per arricchire la lezione, notevole importanza hanno i blog e da poco tempo anche i podcast. Sul sito di e-didablog, ora in manutenzione straordinaria per potenziamento di tutto il portale, sono presenti numerosi podcast ed una miriade di blog, alcuni tradotti dall'inglese all'italiano dallo stesso Baldini. In questo portale sono presenti tutti gli ordini di scuola, dalla materna alla secondaria superiore.
Il primo e vero intervento, però, è stato quello della Dott. Antonella Brugnoli, docente coordinatrice della rete Ragazzi del Fiume del Friuli Venezia Giulia.

http://podcast.edidablog.it/weblog/ragazzidelfiume/

La Dott. Brugnoli ha spiegato che la rete di scuole che lei coordina è riuscita a fare podcast anche con bambini della primaria proprio perchè questo nuovo tipo di lezione non solo favorisce la cooperazione tra scuole diverse, anche molto lontane tra di loro, ma fa sì che i bambini siano notevolmente predisposti a collaborare proprio perchè in questo modo la scuola diventa la scuola del fare, dove i ragazzi sono gli assoluti protagonisti.
E' così che è nata una sceneggiatura horror a più mani, collaborativa ed a distanza, tra scuole italiane e straniere. Il titolo del lavoro si chiama Il castello dell'incubo ed i bambini hanno prodotto proprio tutto: i testi, i rumori, i video e gli episodi registrati.
Il "papà" dell'iniziativa è stato Alberto Pian che ha collaborato a distanza al progetto e che, proprio la prossima settimana, incontrerà per la prima volta tutti i ragazzi protagonisti dell'esperienza.
La Dott. Brugnoli ha terminato il suo intervento invitando i presenti a vedere il film Rosso come il cielo, del 2005, che racconta la storia vera di un bambino appassionato di cinema che diventa cieco per un incidente. All'epoca, ai bambini non vedenti non era permesso frequentare la scuola pubblica, così i genitori furono costretti a metterlo in un istituto specializzato dove, grazie ad un registratore, sviluppa la passione per il montaggio del suono che lo farà diventare uno dei più rinomati esperti del settore del cinema italiano.
Nel secondo intervento ha parlato Enrica Salvatori, docente di storia medievale dell'Università di Pisa ed autrice del primo podcast di storia in Italia, Historycast.
L'intervento della Salvatori, mirava ad indagare se e come nell'università italiana ci fosse la presenza di podcast o simili. La risposta è stata poco consolante perchè per ora, nell'università italiana, esistono solo delle iniziative di singoli docenti che stanno tentando di fare qualcosa con mezzi di fortuna e molto approssimativi. La docente, poi, passava ad analizzare di che tipo sono queste lezioni ed il quadro è stato più o meno il seguente:

-Totale disinteresse per lezioni diverse dalla frontale
-Lezioni "artigianali" con l'ausilio di registratore
-Lezioni un po' più "sofisticate" con l'ausilio di mp3
-Lezioni con audio-video (pochissime)

Il problema principale della lezione è la lunghezza della stessa. Gli studenti, in presenza, stanno ad ascoltare ininterrottamente per circa un'ora e mezza, ma c'è il docente con la sua voce, i contenuti, la gestualità del corpo, la mimica facciale. In una registrazione è molto difficile tenere lo stesso tempo di attenzione proprio perchè gli studenti ascoltano solo la voce che può essere anche monotona, sgradevole, con tante pause, tante inflessioni, tante ripetizioni...La lezione che si ritrovano ad ascoltare, perciò, non è una lezione vera e propria, ma...un cadavere di lezione. Per tenere in vita il cadavere, bisognerebbe avere una piattaforma che supportasse anche le immagini, il blog, lo scambio di materiali ed il video. Purtroppo, però, più un sistema è complicato e meno docenti sono disposti ad imparare ad usarlo anche perchè non sempre è funzionale. L'ideale è, per ora, in ambito universitario, il prodotto...semisofisticato, cioè lezioni abbastanza artigianali e senza troppe pretese.
Un altro intervento è stato quello della Dott. Ornella Rabutti, docente associato presso l'Università di Torino, nell'area di didattica della matematica. L'intervento della Rabutti sottilineava come la matematica va "ascoltata" tramite la gestualità. Per fare ciò, la lezione classica solo frontale viene abbandonata per utilizzare altri strumenti come, ad esempio, il video.
A questo punto sono stati presentati spezzoni di lezioni-video girati in classe e, precisamente, in una terza media ed in una quarta liceo scientifico. La docente faceva presente di notare appunto la gestualità degli alunni e delle docenti in quanto strumenti del pensiero, elementi che la comunicazione scritta spesso trascura.
Il convegno, già pur con questi semplici accenni (non ho potuto seguire tutte le comunicazioni e le discussioni) è apparso utile e stimolante, per chi voglia sperimentare nuove forme espressive e comunicative, anche a fini didattici.

Parole chiave: audio, e-learning, format, podcast, scuola, tecnologie, video, web2

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