Una premessa metodologica è però necessaria: per effettuare i confronti tra le due indagini e tra le serie storiche rilevabili dal report dell’Osservatorio, verranno considerati i dati nei loro valori assoluti, rapportandoli all’effettiva consistenza del campione considerato. I valori percentuali, come si vedrà, non sempre sono i più adeguati a fornire appropriate visioni d’insieme dato che è rilevabile un discostamento significativo nella copertura d’indagine del questionario online (sottoposto in entrambi i casi ai responsabili dell’area e-learning di tutte le università italiane): le università censite sono 59 su 77 nel caso dell’indagine promossa dalla CRUI contro le 26 di quelle dell’Osservatorio. Da qui, la scelta metodologica in questione. Ma passiamo ai numeri.
Per ciò che concerne la presenza di una politica di ateneo per l’e-learning, la CRUI mette in luce
"un panorama caratterizzato da un forte trend evolutivo che vede 2 università ogni 3 avviate verso una politica per l’elearning, presupposto fondamentale per sviluppare un approccio in materia condotto a livello unitario e non più relegato alle singole esperienze intraateneo. Queste ultime, pur rappresentando oggi la parte più consistente delle modalità con cui l’e-learning ha preso forma, stanno progressivamente confluendo all’interno di una gestione che, sebbene non ancora centralizzata, punta verso un coordinamento generale volto alla razionalizzazione delle attività degli atenei in questo settore."
Ragionando in termini assoluti, si può piuttosto rilevare che 21 università su 77 dichiarano di non avere una politica di ateneo e 38 dichiarano il contrario. Rapportando questi dati all’intero universo considerato, constatiamo che sicuramente circa la metà delle università italiane ha preso in carico formalmente il problema, rivelando una situazione sintetizzabile nella seguente maniera
Se andiamo poi a considerare “le poche università [5] che, pur non avendo compilato il questionario, hanno motivato la scelta indicando una scarsa rilevanza dell’e-learning o delle esperienze di didattica supportata da ICT al loro interno”, la situazione si rivelerebbe la seguente
portando a concludere che il 50% delle università italiane ha preso in carico formalmente il problema, il 33% non lo ha fatto ed il restante 17% non ha potuto partecipare alla rilevazione, soprattutto a causa di “una mancata o ritardata individuazione della figura incaricata della compilazione” (il che porterebbe a dedurre la mancanza di una politica di ateneo in materia di e-learning…)
Prendendo in considerazione i dati dell’Osservatorio sull’offerta di e-learning, dobbiamo in primo luogo sottolineare come questa indagine abbia affiancato alla compilazione del questionario anche il monitoraggio dei 77 portali degli atenei per rilevare la visibilità dell’e-learning all’interno degli stessi, riscontrando però un discostamento tra “quanto dichiarato sui siti web” e “quanto emerso dalle interrogazioni rivolte ai referenti per l’e-learning degli atenei tramite questionario”.
Se quindi dall’analisi dei portali emerge che “circa l’89% degli atenei italiani include nella propria offerta formativa proposte di formazione a distanza, considerata nelle sue diverse declinazioni”, i referenti interpellati incrementano questo dato di 3 punti percentuali.
Come mai? Considerando i valori assoluti e la consistenza del campione considerato, il 92% dichiarato dai referenti corrisponde in realtà al 31% della totalità delle università italiane, cioè a 24 su 77.(fig.5)
E’ chiaro che questi due dati non sono comparabili in quanto tali, ma vanno piuttosto valutati in termini di esistenza di una strategia complessiva dei singoli atenei riguardo all’ICT, una strategia che dovrebbe integrare una politica coordinata, coerente e, soprattutto, non estemporanea di comunicazione e visibilità.
Continuando la nostra esplorazione conoscitiva, rileviamo che le università dotate di un centro di ateneo per i temi dell’ICT/e-learning sono l’84% per l’indagine della CRUI e il 73% per quella dell’Osservatorio (secondo i dati del questionario online).
Riportando il tutto in valori assoluti questo significa che i centri di ateneo rilevati dalla CRUI sono 50 mentre quelli rilevati dall’Osservatorio sono circa 19. Rapportando poi il tutto all’intero universo, la situazione è la seguente:
Un elemento interessante emerso dall’incrocio dei dati CRUI relativi alla presenza di una politica di ateneo con quelli relativi alla presenza di centri ICT/e-learning è lo scarto esistente tra i due dati (50% vs 65%), a ulteriore dimostrazione che per quell’assunzione culturale e di sistema prospettata dallo studio della Rambøll Management ci vuole qualcosa di più di un centro finalizzato al supporto tecnologico.
Relativamente alle funzioni svolte dai centri, la CRUI evidenzia infatti la seguente situazione, in cui
"è possibile osservare come [queste strutture] siano deputate in primo luogo ad attività di gestione e supporto tecnico nei confronti dell’ateneo. Tale compito […] è indicativo del gap tuttora da colmare per la costituzione di veri e propri centri per l’e-learning nel panorama universitario: è infatti la compresenza del supporto pedagogico e di quello tecnologico che conferisce a questi centri i presupposti necessari per caratterizzarsi a tutti gli effetti come strutture deputate allo sviluppo di attività di e-learning."

Per quanto riguarda la gestione amministrativa online dei corsi e-learnig e la presenza di un repository dei materiali didattici online, i dati rilevati permettono di individuare una prospettiva crescente nell’adozione di tali strategie a cui non si accompagna però (come emerso dall’indagine ELUE) una corrispondente prospettiva per ciò che concerne la possibilità di condivisione con altre organizzazioni dei materiali didattici on-line, come emerge dai dati sotto rappresentati:
A conclusione del quadro sistemico, ci sembra significativo sottolineare il dato relativo alla presenza di attività di ricerca scientifica sull’e-learning, che risulta essere sicuramente un indicatore importante per comprendere il grado di attenzione che il sistema universitario riserva a questa nuova metodologia didattica.
Se riprendiamo in considerazione quegli atenei che non hanno dichiaratamente partecipato alla ricerca per l’irrilevanza e/o l’inesistenza di iniziative in questo settore (e che quindi difficilmente avranno previsto un’attività di ricerca in proposito), possiamo constatare che circa il 29% delle università italiane non ha affrontato neanche in via previsionale la questione, a fronte di un 16% che si è incamminato sulla strada per farlo e di un 38% in cui questo ambito di ricerca già esiste.
Diciamo che, da un certo punto di vista, si può anche essere ottimisti, perché più della metà delle università italiane ha ampliato le proprie attività di ricerca in tal senso, ma nulla sappiamo né delle prospettive del resto degli atenei, né del grado di interdisciplinarietà delle ricerche in corso.
"Non è raro, infatti, registrare ancora oggi una non piena convergenza tra i modi di aggredire le questioni aperte legate all’e-learning da parte di umanisti, da un lato, e informatici, dall’altro. […] La ricerca sugli standard, dominio esclusivo delle scienze dell’informazione, e la sperimentazione di modelli pedagogici, prerogativa degli esperti di formazione, sono tuttavia temi di tale rilevanza per l’e-learning che difficilmente potranno trovare posto in una scala di priorità. L’azione degli atenei dovrà, pertanto, orientarsi verso soluzioni di interdisciplinarietà che diano pari diritto di cittadinanza ai contributi dei due settori scientifici nella realizzazione di un’efficace attività di ricerca."
Si tratta, insomma, di sviluppare quella visione sistemica che Senge 1992, definisce come la capacità “di ‘tirarsi indietro’ dai dettagli abbastanza da poter ‘vedere la foresta invece dei singoli alberi’”. L’utilizzo di una interpretazione interdisciplinare e multiprospettica si presenta infatti come una scelta obbligata in un contesto epocale in cui, la necessità di “ripercepire il mondo e il nostro rapporto con esso”, non presenta alternative valide, che non siano quelle di parcellizzare la realtà, non ponendoci altre domande che quelle per cui abbiamo già le risposte.
Biblio-sitografia
Fondazione CRUI (maggio 2006),
L’Università verso l’e-learning: Finlandia, Francia e Italia a confronto. Capitolo Italia. Indagine nell’ambito del progetto ELUE. <
http://www.fondazionecrui.it/ict/data/allegati/table/354/elue_Italia>. Verificato il 28/05/2007.
Osservatorio AITECH/ASSINFORM (maggio 2006),
E-learning in Italia: una strategia per l’innovazione - imprese, pubblica amministrazione, scuola, università – Abstract. <
http://www.anee.it/anee/osservatorio.htm#0>. Verificato il 28/05/2007.
Senge, P. M., (1992), La quinta disciplina - L'arte e la pratica dell'apprendimento organizzativo, SPERLING & KUPFER EDITORI.
Parole chiave: e-learning universitario, politiche di ateneo