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        <title><![CDATA[Multiverso : attività]]></title>
        <description><![CDATA[Attività per Multiverso, ospitata su LTEver.]]></description>
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            <title><![CDATA[Off topic (ma non troppo...)]]></title>
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            <pubDate>Fri, 28 Sep 2007 16:46:43 GMT</pubDate>
		<dc:subject><![CDATA[corruzione]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[università]]></dc:subject>
            <description><![CDATA[<p>Dalla <a href="http://www.uniba.it/"  target="_blank">lettera aperta</a> del rettore dell&#39;Universit&agrave; di Bari, Corrado Petrocelli:</p><p align="justify">&quot;Certo la magistratura svolger&agrave; le indagini, celebrer&agrave; i processi, saranno individuati e condannati i colpevoli, e l&#39;Universit&agrave; di Bari si costituir&agrave; parte civile, sapendo di essere una parte offesa da una vera e propria organizzazione criminale. Tolleranza zero per corrotti e corruttori.<br /></p><div align="justify">Certo, ma non &egrave; sufficiente. Nulla, infatti, potr&agrave; mai risarcire il sentimento di amarezza della nostra comunit&agrave; universitaria...&quot; <br /></div>]]></description>
        </item>
                
        <item>
            <title><![CDATA[RANKING INTERNAZIONALE DEGLI ATENEI vs QUALITÀ DELL’INSEGNAMENTO]]></title>
            <link>http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/weblog/384.html</link>
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            <pubDate>Fri, 08 Jun 2007 05:21:05 GMT</pubDate>
		<dc:subject><![CDATA[ranking]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[qualità]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[didattica universitaria]]></dc:subject>
            <description><![CDATA[<p align="justify">Vi segnalo <a href="http://www.flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2007/giugno/riformista_sull_universita_ora_infierisce_anche_la_corte_dei_conti">qui</a> un articolo apparso su &quot;Il Riformista&quot; di A. Fig&agrave; Talamanca sull&#39;argomento in questione, di cui segue qualche stralcio. :-)<br /></p><div align="justify">La discussione sulla qualit&agrave; del nostro sistema universitario &egrave; approdata persino sugli schermi televisivi, attraverso una puntata di Anno Zero, andata in onda un mese fa. In questo contesto tutti hanno fatto riferimento a un&#39;improbabile graduatoria o ranking delle universit&agrave; del mondo, di cui nessuno conosceva i criteri di costruzione. Ma perch&eacute; meravigliarsene? Nei dibattiti televisivi si sente spesso parlare delle variazioni dell&#39;indice dei prezzi al consumo da parte di chi dimostra di non avere la pi&ugrave; pallida idea di come sia calcolato questo indice, che &egrave; certo pi&ugrave; semplice e meno controverso di quelli usati per i ranking delle universit&agrave;...<br /></div><br /><div align="justify">Eppure il problema della qualit&agrave; dell&#39;insegnamento universitario riguarda tutti i cittadini, almeno nei suoi termini generali, ed &egrave; giusto che il sistema universitario italiano si confronti in termini di qualit&agrave; con quelli degli altri paesi sviluppati. Dovremmo dunque diventare tutti esperti nella costruzione pi&ugrave; o meno arbitraria di ranking? Io credo che non sia necessario, perch&eacute; non &egrave; il ranking delle universit&agrave;, comunque calcolato, che dovrebbe interessare il pubblico e il mondo politico. Cercher&ograve; di articolare meglio questa mia opinione, partendo da un punto fermo: <strong>l&#39;insegnamento universitario si distingue da altri insegnamenti perch&eacute; &egrave; collegato con la ricerca scientifica originale...</strong><br /></div><br /><br /><div align="justify">Bisogna prima di tutto osservare che in molti paesi, (ad esempio in Gran Bretagna e in California, dove prevalgono, come da noi, sistemi universitari statali) il collegamento tra insegnamento e ricerca scientifica non &egrave; sempre lo stesso per tutte le universit&agrave;. Ci sono le universit&agrave; che &egrave; conveniente (anche se, forse, ingiusto) chiamare di &laquo;prima classe&raquo; dove si richiede che il docente universitario sia sempre attivo nell&#39;attivit&agrave; di ricerca, ma ci sono anche le universit&agrave; di &laquo;seconda classe&raquo; dove non ci si aspetta tuttavia che egli continui a essere attivo nella ricerca scientifica durante tutta la sua carriera. Si richiede per&ograve; che tutti i docenti abbiano avuto una esperienza di ricerca originale, conseguendo ad esempio il titolo di dottore di ricerca e proseguendo nell&#39;attivit&agrave; di ricerca per alcuni anni...<br /></div><br /><div align="justify"><strong>In Italia, invece, con una scelta politica netta e consapevole, negli anni Settanta, abbiamo deciso di non distinguere due classi di universit&agrave;, ma di avere un unico sistema universitario.</strong> Si tratta ormai di una scelta irreversibile, ma nessuno pu&ograve; credere che questa scelta abbia dato luogo a una promozione indiscriminata alla &laquo;prima classe&raquo; di tutto il sistema universitario italiano...<br /></div><br /><div align="justify">Il recente esercizio di valutazione triennale promosso dal Miur, attraverso il cosiddetto Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) i cui risultati sono usciti all&#39;inizio del 2006, ha riguardato i prodotti scientifici migliori delle sedi universitarie, scelti dalle stesse sedi, nelle diverse aree scientifiche. Abbiamo appreso da questo esercizio che ricerca giudicata eccellente si svolge in tutte le grandi e medie sedi universitarie, in tutte le aree. A occhio e croce potremmo dire che ricerca del livello di quella svolta nelle universit&agrave; di &laquo;prima classe&raquo; della California si svolge, in misura maggiore o minore, in tutte le grandi e medie sedi universitarie.<br /></div><br /><div align="justify">&Egrave; un segnale confortante, che non dice nulla tuttavia sui requisiti minimi perch&eacute; l&#39;insegnamento universitario possa essere dichiarato tale. Dobbiamo chiederci, infatti, se tutti i corsi universitari, con la possibile eccezione di quelli a carattere pratico, sono insegnati da personale docente che sia stato formato attraverso l&#39;attivit&agrave; di ricerca, che, ad esempio, abbia avuto una formazione equivalente a quella fornita da un buon dottorato di ricerca europeo. A questa domanda, che sembra molto pi&ugrave; importante per gli utenti del sistema universitario, della posizione di questa o quella sede universitaria italiana in qualche graduatoria, non sappiamo veramente rispondere...<br /></div>]]></description>
        </item>
                
        <item>
            <title><![CDATA[Le politiche di ateneo per l’e-learning: lo scenario italiano]]></title>
            <link>http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/weblog/353.html</link>
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            <pubDate>Mon, 28 May 2007 04:29:02 GMT</pubDate>
		<dc:subject><![CDATA[politiche di ateneo]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[e-learning universitario]]></dc:subject>
            <description><![CDATA[<div align="justify">A partire dalle direttrici di sviluppo e dalle prospettive d&rsquo;azione <a href="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/weblog/280.html"  target="_blank">precedentemente descritte</a>, focalizziamo con maggiore completezza alcuni aspetti specifici dello scenario italiano utili alla nostra riflessione. Per farlo, prenderemo in considerazione in particolar modo le informazioni che, anche indirettamente, ci offrono due indagini relative alla diffusione di attivit&agrave; in e-learning presso gli atenei italiani: <a href="http://www.fondazionecrui.it/ict/data/allegati/table/354/elue_Italia.pdf"  target="_blank">L&rsquo;Universit&agrave; verso l&rsquo;e-learning: Finlandia, Francia e Italia a confronto. Capitolo Italia</a> (Indagine della Fondazione CRUI nell&rsquo;ambito del progetto europeo ELUE, maggio 2006) e <a href="http://www.anee.it/anee/osservatorio.htm#0"  target="_blank">E-learning in Italia: una strategia per l&rsquo;innovazione</a> (Osservatorio AITECH/ASSINFORM, novembre 2006).</div><div align="justify"><br />Una premessa metodologica &egrave; per&ograve; necessaria: per effettuare i confronti tra le due indagini e tra le serie storiche rilevabili dal report dell&rsquo;Osservatorio, verranno considerati i dati nei loro valori assoluti, rapportandoli all&rsquo;effettiva consistenza del campione considerato. I valori percentuali, come si vedr&agrave;, non sempre sono i pi&ugrave; adeguati a fornire appropriate visioni d&rsquo;insieme dato che &egrave; rilevabile un discostamento significativo nella <strong>copertura d&rsquo;indagine del questionario online</strong> (sottoposto in entrambi i casi ai responsabili dell&rsquo;area e-learning di tutte le universit&agrave; italiane): le universit&agrave; censite sono 59 su 77 nel caso dell&rsquo;indagine promossa dalla CRUI contro le 26 di quelle dell&rsquo;Osservatorio. Da qui, la scelta metodologica in questione. Ma passiamo ai numeri. </div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">Per ci&ograve; che concerne la <em>presenza di una politica di ateneo per l&rsquo;e-learning</em>, la CRUI mette in luce</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">&quot;un panorama caratterizzato da un forte trend evolutivo che vede 2 universit&agrave; ogni 3 avviate verso una politica per l&rsquo;elearning, presupposto fondamentale per sviluppare un approccio in materia condotto a livello unitario e non pi&ugrave; relegato alle singole esperienze intraateneo. Queste ultime, pur rappresentando oggi la parte pi&ugrave; consistente delle modalit&agrave; con cui l&rsquo;e-learning ha preso forma, stanno progressivamente confluendo all&rsquo;interno di una gestione che, sebbene non ancora centralizzata, punta verso un coordinamento generale volto alla razionalizzazione delle attivit&agrave; degli atenei in questo settore.&quot;</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/52/f1.jpg"  border="0"  alt="presenza politica di ateneo 1"  title="presenza politica di ateneo 1"  width="471"  height="240" /></div><div align="center">&nbsp;</div><div align="justify">Ragionando in termini assoluti, si pu&ograve; piuttosto rilevare che 21 universit&agrave; su 77 dichiarano di non avere una politica di ateneo e 38 dichiarano il contrario. Rapportando questi dati all&rsquo;intero universo considerato, constatiamo che sicuramente circa la met&agrave; delle universit&agrave; italiane ha preso in carico formalmente il problema, rivelando una situazione sintetizzabile nella seguente maniera</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/53/f2.jpg"  border="0"  alt="presenza politica di ateneo 2"  title="presenza politica di ateneo 2"  width="499"  height="298" />&nbsp;</div><div align="justify">Se andiamo poi a considerare &ldquo;le poche universit&agrave; [5] che, pur non avendo compilato il questionario, hanno motivato la scelta indicando una scarsa rilevanza dell&rsquo;e-learning o delle esperienze di didattica supportata da ICT al loro interno&rdquo;, la situazione si rivelerebbe la seguente</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/54/f3.jpg"  border="0"  alt="presenza politica di ateneo 3"  title="presenza politica di ateneo 3"  width="513"  height="294" />&nbsp;</div><div align="justify">portando a concludere che il 50% delle universit&agrave; italiane ha preso in carico formalmente il problema, il 33% non lo ha fatto ed il restante 17% non ha potuto partecipare alla rilevazione, soprattutto a causa di &ldquo;una mancata o ritardata individuazione della figura incaricata della compilazione&rdquo; (il che porterebbe a dedurre la mancanza di una politica di ateneo in materia di e-learning&hellip;)</div><div align="justify"><br />Prendendo in considerazione i dati dell&rsquo;Osservatorio sull&rsquo;offerta di e-learning, dobbiamo in primo luogo sottolineare come questa indagine abbia affiancato alla compilazione del questionario anche il monitoraggio dei 77 portali degli atenei per rilevare la visibilit&agrave; dell&rsquo;e-learning all&rsquo;interno degli stessi, riscontrando per&ograve; un discostamento&nbsp; tra &ldquo;quanto dichiarato sui siti web&rdquo; e &ldquo;quanto emerso dalle interrogazioni rivolte ai referenti per l&rsquo;e-learning degli atenei tramite questionario&rdquo;.</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/55/f4.jpg"  border="0"  alt="indagine sui portali"  title="indagine sui portali"  width="503"  height="297" />&nbsp;</div><div align="justify">Se quindi dall&rsquo;analisi dei portali emerge che &ldquo;circa l&rsquo;89% degli atenei italiani include nella propria offerta formativa proposte di formazione a distanza, considerata nelle sue diverse declinazioni&rdquo;, i referenti interpellati incrementano questo dato di 3 punti percentuali.</div><div align="justify"><br />Come mai? Considerando i valori assoluti e la consistenza del campione considerato, il 92% dichiarato dai referenti corrisponde in realt&agrave; al 31% della totalit&agrave; delle universit&agrave; italiane, cio&egrave; a 24 su 77.<strong>(fig.5)</strong> </div><div align="justify"><br />E&rsquo; chiaro che questi due dati non sono comparabili in quanto tali, ma vanno piuttosto valutati in termini di esistenza di una strategia complessiva dei singoli atenei riguardo all&rsquo;ICT, una strategia che dovrebbe integrare una politica coordinata, coerente e,&nbsp; soprattutto, non estemporanea di comunicazione e visibilit&agrave;.</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/56/f5.jpg"  border="0"  alt="confronto dati offerta e-learning"  title="confronto dati offerta e-learning"  width="505"  height="298" />&nbsp;</div><div align="justify">Continuando la nostra esplorazione conoscitiva, rileviamo che le <em>universit&agrave; dotate di un centro di ateneo per i temi dell&rsquo;ICT/e-learning</em>&nbsp; sono l&rsquo;84% per l&rsquo;indagine della CRUI e il 73% per quella dell&rsquo;Osservatorio (secondo i dati del questionario online).</div><div align="justify"><br />Riportando il tutto in valori assoluti questo significa che i centri di ateneo rilevati dalla CRUI sono 50 mentre quelli rilevati dall&rsquo;Osservatorio sono circa 19. Rapportando poi il tutto all&rsquo;intero universo, la situazione &egrave; la seguente: </div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify"><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/57/f6.jpg"  border="0"  alt="presenza centri d&#39;ateneo dati CRUI"  title="presenza centri d&#39;ateneo dati CRUI"  width="502"  height="291" /><br /></div></div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/58/f7.jpg"  border="0"  alt="presenza centro d&#39;ateneo dati ANEE"  title="presenza centro d&#39;ateneo dati ANEE"  width="499"  height="293" /></div><div align="center">&nbsp;</div><div align="justify">Un elemento interessante emerso dall&rsquo;incrocio dei dati CRUI relativi alla presenza di una politica di ateneo con quelli relativi alla presenza di centri ICT/e-learning &egrave; lo scarto esistente tra i due dati (50% vs 65%), a ulteriore dimostrazione che per quell&rsquo;assunzione culturale e di sistema prospettata dallo studio della Ramb&oslash;ll Management ci vuole qualcosa di pi&ugrave; di un centro finalizzato al supporto tecnologico.&nbsp;</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/59/f8.jpg"  border="0"  alt="centro e-learning e concomitante politica d&#39;ateneo"  title="centro e-learning e concomitante politica d&#39;ateneo"  width="498"  height="290" />&nbsp;</div><div align="center">&nbsp;</div><div align="justify">Relativamente alle <em>funzioni svolte dai centri</em>, la CRUI evidenzia infatti la seguente situazione, in cui</div><div align="justify"><br />&quot;&egrave; possibile osservare come [queste strutture] siano deputate in primo luogo ad attivit&agrave; di gestione e supporto tecnico nei confronti dell&rsquo;ateneo. Tale compito [&hellip;] &egrave; indicativo del gap tuttora da colmare per la costituzione di veri e propri centri per l&rsquo;e-learning nel panorama universitario: &egrave; infatti la compresenza del supporto pedagogico e di quello tecnologico che conferisce a questi centri i presupposti necessari per caratterizzarsi a tutti gli effetti come strutture deputate allo sviluppo di attivit&agrave; di e-learning.&quot;</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/60/f9.jpg"  border="0"  alt="funzioni centri d&#39;ateneo"  title="funzioni centri d&#39;ateneo"  width="572"  height="345" /></div><div align="center">&nbsp;</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">Per quanto riguarda la <em>gestione amministrativa online dei corsi e-learnig</em> e la <em>presenza di un repository dei materiali didattici online</em>, i dati rilevati permettono di individuare una prospettiva crescente nell&rsquo;adozione di tali strategie a cui non si accompagna per&ograve; (come emerso dall&rsquo;indagine ELUE) una corrispondente prospettiva per ci&ograve; che concerne la <strong>possibilit&agrave; di condivisione con altre organizzazioni dei materiali didattici on-line</strong>, come emerge dai dati sotto rappresentati:</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="center">&nbsp;<img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/61/f10.jpg"  border="0"  alt="servizi di gestione amministrativa online corsi e-learning"  title="servizi di gestione amministrativa online corsi e-learning"  width="493"  height="295" /></div><div align="center">&nbsp;</div><div align="center">&nbsp;</div><div align="center">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/62/f11.jpg"  border="0"  alt="presenza repository"  title="presenza repository"  width="495"  height="290" /></div><div align="center">&nbsp;</div><div align="center">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/63/f12.jpg"  border="0"  alt="condivisione materiali didattici con altre organizzazioni"  title="condivisione materiali didattici con altre organizzazioni"  width="498"  height="294" /></div><div align="center">&nbsp;</div><div align="center">&nbsp;</div><div align="justify">A conclusione del quadro sistemico, ci sembra significativo sottolineare il dato relativo alla <em>presenza di attivit&agrave; di ricerca scientifica sull&rsquo;e-learning</em>, che risulta essere sicuramente un indicatore importante per comprendere il grado di attenzione che il sistema universitario riserva a questa nuova metodologia didattica.</div><div align="justify"><br />Se riprendiamo in considerazione quegli atenei che non hanno dichiaratamente partecipato alla ricerca per l&rsquo;irrilevanza e/o l&rsquo;inesistenza di iniziative in questo settore (e che quindi difficilmente avranno previsto un&rsquo;attivit&agrave; di ricerca in proposito), possiamo constatare che circa il 29% delle universit&agrave; italiane non ha affrontato neanche in via previsionale la questione, a fronte di un 16% che si &egrave; incamminato sulla strada per farlo e di un 38% in cui questo ambito di ricerca gi&agrave; esiste.</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="center"><img src="http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/files/46/64/f13.jpg"  border="0"  alt="ricerca scientifica e-learning"  title="ricerca scientifica e-learning"  width="492"  height="314" /></div><div align="center">&nbsp;</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">Diciamo che, da un certo punto di vista, si pu&ograve; anche essere ottimisti, perch&eacute; pi&ugrave; della met&agrave; delle universit&agrave; italiane ha ampliato le proprie attivit&agrave; di ricerca in tal senso, ma nulla sappiamo n&eacute; delle prospettive del resto degli atenei, n&eacute; del grado di interdisciplinariet&agrave; delle ricerche in corso.</div><div align="justify"><br />&quot;<strong>Non &egrave; raro, infatti, registrare ancora oggi una non piena convergenza tra i modi di aggredire le questioni aperte legate all&rsquo;e-learning da parte di umanisti, da un lato, e informatici, dall&rsquo;altro.</strong> [&hellip;] La ricerca sugli standard, dominio esclusivo delle scienze dell&rsquo;informazione, e la sperimentazione di modelli pedagogici, prerogativa degli esperti di formazione, sono tuttavia temi di tale rilevanza per l&rsquo;e-learning che difficilmente potranno trovare posto in una scala di priorit&agrave;. L&rsquo;azione degli atenei dovr&agrave;, pertanto, orientarsi verso soluzioni di interdisciplinariet&agrave; che diano pari diritto di cittadinanza ai contributi dei due settori scientifici nella realizzazione di un&rsquo;efficace attivit&agrave; di ricerca.&quot;<br /><br /><br />Si tratta, insomma, di sviluppare quella visione sistemica che Senge 1992, definisce come la capacit&agrave; &ldquo;di &lsquo;tirarsi indietro&rsquo; dai dettagli abbastanza da poter &lsquo;vedere la foresta invece dei singoli alberi&rsquo;&rdquo;. L&rsquo;utilizzo di una interpretazione interdisciplinare e multiprospettica si presenta infatti come una scelta obbligata in un contesto epocale in cui, la necessit&agrave; di &ldquo;ripercepire il mondo e il nostro rapporto con esso&rdquo;, non presenta alternative valide, che non siano quelle di parcellizzare la realt&agrave;, non ponendoci altre domande che quelle per cui abbiamo gi&agrave; le risposte. </div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify"><strong>Biblio-sitografia</strong></div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">Fondazione CRUI (maggio 2006), <em>L&rsquo;Universit&agrave; verso l&rsquo;e-learning: Finlandia, Francia e Italia a confronto. Capitolo Italia</em>. Indagine nell&rsquo;ambito del progetto ELUE. &lt;<a href="http://www.fondazionecrui.it/ict/data/allegati/table/354/elue_Italia.pdf">http://www.fondazionecrui.it/ict/data/allegati/table/354/elue_Italia</a>&gt;. Verificato il 28/05/2007.<br /><br />Osservatorio AITECH/ASSINFORM (maggio 2006), <em>E-learning in Italia: una strategia per l&rsquo;innovazione -&nbsp; imprese, pubblica amministrazione, scuola, universit&agrave; &ndash; Abstract</em>. &lt;<a href="http://www.anee.it/anee/osservatorio.htm#0">http://www.anee.it/anee/osservatorio.htm#0</a>&gt;. Verificato il 28/05/2007.<br /><br /><br />Senge, P. M., (1992), La quinta disciplina - L&#39;arte e la pratica dell&#39;apprendimento organizzativo, SPERLING &amp; KUPFER EDITORI. </div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">&nbsp;</div> <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/"> <div style="text-align: center"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-sa/2.5/it/88x31.png"  border="0"  alt="Creative Commons License" /></div> </a> <br /><div align="center">Questo/a  <span>opera</span> &egrave; pubblicato sotto una  <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Licenza Creative Commons</a>.</div>]]></description>
        </item>
                
        <item>
            <title><![CDATA["Vero o falso? Capitolo università"]]></title>
            <link>http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/weblog/335.html</link>
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            <pubDate>Fri, 18 May 2007 08:05:50 GMT</pubDate>
		<dc:subject><![CDATA[finanziamenti]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[ranking]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[università]]></dc:subject>
            <description><![CDATA[<p align="justify">In questi ultimi anni, il posizionamento nelle &quot;classifiche&quot; internazionali e non di studenti ed istituzioni formative &egrave; diventato l&#39;incubo ricorrente di chi opera nella scuola come nell&#39;universit&agrave;.</p><div align="justify">A proposito di quest&#39;ultima, mi pare interessante segnalare un articolo a cura della redazione de <a href="http://www.lavoce.info/index.php"  target="_blank">Lavoce</a>, in cui si discute di &quot;alcune interessanti affermazioni&quot; fatte nel corso della puntata del 3 maggio 2007 di &quot;AnnoZero&quot;, in cui si &egrave; parlato, fra l&rsquo;altro di universit&agrave;, con la partecipazione del ministro Fabio Mussi. </div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">Le affermazioni in questione sono tre (cito integralmente dall&#39;articolo):</div><div align="justify">&nbsp;</div><p>1. Il ministro Mussi ha affermato che <strong>&quot;lo Stato negli Stati Uniti mette molti pi&ugrave; soldi nell&rsquo;universit&agrave; che in Italia&quot;</strong>. Inoltre, secondo il ministro, l&rsquo;Italia spende per studente troppo poco: &euro;8,700 l&rsquo;anno, meno di paesi come Gran Bretagna (&euro;9,800), Francia (&euro;9,600), Germania (&euro;11,000) e Scandinavia (&euro;13,000). Vero o Falso?</p><div align="justify">2. Secondo Michele Santoro <strong>Harvard &quot;spende ogni anno 20 miliardi di dollari circa&quot; </strong>(nessun presente, incluso il ministro, ha smentito questa cifra). Secondo il senatore Marino, &ndash; presidente della commissione Igiene e sanit&agrave; del Senato e docente all&rsquo;universit&agrave; Thomas Jefferson di Filadelfia &ndash; <strong>l&rsquo;entit&agrave; del fondo che finanzia le spese di Harvard &egrave; di circa 50 miliardi di dollari.</strong> Vero o Falso?&nbsp;</div><p>3. Il ministro Mussi ha affermato che vi sono &quot;100 universit&agrave; italiane tra le 500 migliori al mondo&quot;, e che s<strong>e si prende in considerazione &quot;il ranking corretto per dimensione&quot;, due atenei italiani si piazzerebbero tra le prime 22</strong>. Vero o Falso?<br /></p><p>Per le risposte vi rimando <a href="http://www.lavoce.info/news/view.php?id=9&amp;cms_pk=2720"  target="_blank">all&#39;articolo.</a><br /></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
        </item>
                
        <item>
            <title><![CDATA[Università e e-learning: la prospettiva europea]]></title>
            <link>http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/weblog/280.html</link>
            <guid isPermaLink="true">http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/weblog/280.html</guid>
            <pubDate>Mon, 23 Apr 2007 04:03:34 GMT</pubDate>
		<dc:subject><![CDATA[università]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[europa]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[e-learning]]></dc:subject>
            <description><![CDATA[<div align="justify">Lo studio Virtual Models of European Universities - effettuato dalla societ&agrave; di consulenza danese Ramb&oslash;ll Management per conto dell&rsquo;Unione Europea negli anni 2002-2003&nbsp; su un campione di 200 (su circa 550) atenei europei - rileva che l&rsquo;85% delle universit&agrave; prese in considerazione si muove, a vari livelli, per adeguare la propria offerta ai nuovi standard tecnologici, sia nella didattica sia nei servizi.<br /></div><br /><div align="justify">Le azioni intraprese, tanto a livello di utilizzo delle ITC nella didattica e nei servizi di front office, quanto nell&rsquo;ambito della collaborazione con altri atenei e istituzioni formative, mettono in evidenza quattro profili di universit&agrave;:</div><div align="justify">&nbsp;</div><p align="justify">1. le universit&agrave; avanzate o <strong>front runners</strong> (18%), caratterizzate da una forte superiorit&agrave; dimostrata in tutti i campi;</p><p align="justify">2. le universit&agrave; cooperanti o <strong>co-operating</strong> (33%) che presentano un uso molto pi&ugrave; limitato dei corsi di e-learning e dei servizi digitali, con una parte di docenti ancora scettica nei confronti delle scelte di e-learning;</p><p align="justify">3. le universit&agrave; autosufficienti o <strong>self sufficient</strong> costituiscono il gruppo pi&ugrave; numeroso (il 36% degli atenei) e presentano un livello di integrazione delle tecnologie simile a quello delle cooperating, ma con una maggiore presenza di un corpo docente scettico nei confronti dell&rsquo;elearning;<br /></p><p align="justify">4. le universit&agrave; scettiche o <strong>sceptical</strong> (15%) sono pi&ugrave; arretrate rispetto alle altre sotto vari punti di vista. (Osservatorio ANEE/ASSINFORM, 2004)&nbsp;<br /></p><p align="justify">Nonostante lo studio abbia incluso anche il Politecnico di Milano tra gli otto casi di best practices individuati, occorre prendere atto che &egrave; soprattutto in Italia (e Germania) che si rilevano situazioni in cui gli atenei </p><p>&nbsp;</p><div align="justify">presentano un uso limitato dei servizi digitali, una scarsa integrazione delle ICT nella docenza svolta nell&rsquo;ateneo e una bassissima proporzione di corsi e-learning; inoltre vi &egrave; assenza di forma di coordinamento con altri centri. Alterno &egrave; l&rsquo;atteggiamento nei confronti delle tecnologie, con quote importanti di scetticismo presso docenti e manager. I finanziamenti per lo sviluppo delle ICT in queste universit&agrave; sono di provenienza governativa, interna e dell&rsquo;Unione Europea. Solo il 13% di questa universit&agrave; ha sviluppato una strategia formale per l&rsquo;ICT in ateneo. (Ardizzone e Oliveto, 2005)<br /></div><p>La rilevazione di queste criticit&agrave; ha portato all&rsquo;individuazione di <strong>quattro prospettive d&rsquo;azione</strong>, sintetizzate in:</p><p>1)&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>passaggio dall&rsquo;iniziativa individuale e di progetto all&rsquo;assunzione culturale e di sistema</strong> (sollecitato anche dalla Direzione Generale Education and Culture della Commissione europea in un&rsquo;intervista sul futuro del Programma e-Learning);(Cascone, 2005)</p><p>2)&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong> bisogno di conoscenze</strong> (relativamente al potenziale didattico dell ICT);<br /></p><div align="justify">3)&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>necessit&agrave; di materiali di qualit&agrave;</strong> (la cui scarsit&agrave; rende ancora pi&ugrave; importante &ldquo;una politica di cooperazione e integrazione strategica fra atenei per distribuire i costi della creazione di tali materiali&rdquo;);<br /></div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">4)&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>messa a punto di norme</strong> (per la circolazione di questi materiali, che affrontino il problema dei diritti di propriet&agrave; individuale).<br /></div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">I descrittori presi in considerazione dalla societ&agrave; di consulenza danese e le conseguenti prospettive d&rsquo;azione, possono essere ricondotte&nbsp; nel pi&ugrave; ampio quadro di insieme proposto da Ardizzone e Rivoltella (2003), relativamente alle coordinate entro le quali verificare come avviene e si sviluppa il processo di integrazione delle ICT nel sistema universitario.<br /></div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">Prendendo in considerazione la triplice dimensione dell&rsquo;universit&agrave; come &ldquo;realt&agrave; di servizio&rdquo;, &ldquo;organizzazione&rdquo; e &ldquo;istituzione formativa&rdquo;, gli autori sottolineano come i bisogni organizzativi ed individuali derivanti alle trasformazioni in atto, possano essere adeguatamente soddisfatti grazie a tale integrazione, a patto che tale processo comporti: <br /></div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">&bull;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il superamento della scansione tra una gestione &ldquo;accademica&rdquo; delle tecnologie e una gestione &ldquo;amministrativa&rdquo; (il che &ldquo;implica che nell&rsquo;universit&agrave; i servizi web, le telecomunicazioni, i centri di supporto tecnologico alla didattica cos&igrave; come i sistemi informativi, possano godere di una gestione organica e coordinata&rdquo;);<br /></div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">&bull;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l&rsquo;investimento in tecnologie e risorse umane (che implica la messa a punto di strategie complessive che tengano conto: del ciclo di vita medio delle tecnologie di rete, delle necessit&agrave; di cablaggio e di rendere disponibili dati wireless nonch&eacute; della formazione di figure specializzate e delle messa a punto di forme di fidelizzazione da attuare per non disperdere il patrimonio di conoscenze, una volta che lo si &egrave; costruito);<br /></div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">&bull;&nbsp;&nbsp;&nbsp; attenzione alle tre priorit&agrave; dell&rsquo;accesso, del copyright e del middleware (che si traduce in politiche ed iniziative concrete per: curare la &ldquo;connettivit&agrave; dello studente&rdquo;, normare adeguatamente la questione della propriet&agrave; e del diritto di immagine e di autore, sviluppare tecnologie che permettano &ldquo;al singolo utente di personalizzare il suo profilo in modo da visualizzare [&hellip;] solo le informazioni e i servizi di sua utilit&agrave;&rdquo;).</div><p>&nbsp;</p><p><strong>Biblio-sitografia</strong></p><div align="justify"><ul><li>Ardizzone P. e Oliveto B. (2005), Il docente facilitato &ndash; Blended learning nella didattica universitaria: una ricerca, Milano, Edizioni Unicopli.&nbsp;</li><li>Ardizzone P. e Rivoltella P. C. (2003), Didattiche per l&rsquo;e-learning &ndash; Metodi e strumenti per l&rsquo;innovazione dell&rsquo;insegnamento universitario, Roma, Carocci.</li><li>Cascone L. (a cura di), &ldquo;Il futuro del programma e-Learning&rdquo; - intervista in Commissione, 24 Novembre 2005 &ndash; presso la DG EAC. &lt;<a href="http://www.unica.it/UserFiles/File/Direzioni/Dirinnova/settore1/e-learning.pdf">http://www.unica.it/UserFiles/File/Direzioni/Dirinnova/sett</a>&gt;. Verificato il 23/04/2007.</li><li>Osservatorio ANEE/ASSINFORM (2004), E-learning. evoluzione del mercato nel sistema Italia - imprese, pubblica amministrazione, scuola, universit&agrave; &ndash; Sintesi. &lt;<a href="http://www.anee.it/anee/osservatorio.htm#2">http://www.anee.it/anee/osservatorio.htm#2</a>&gt;. Verificato il 23/04/2007. </li></ul></div>  <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/"> <div style="text-align: center"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-sa/2.5/it/88x31.png"  border="0"  alt="Creative Commons License" /></div> </a> <br /><div align="center">Questo/a  <span>opera</span> &egrave; pubblicato sotto una  <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Licenza Creative Commons</a>.</div>]]></description>
        </item>
                
        <item>
            <title><![CDATA[Perché è giunta l'ora di "ballare col diavolo"?]]></title>
            <link>http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/weblog/278.html</link>
            <guid isPermaLink="true">http://www.lte-unifi.net/elgg/mgfiore/weblog/278.html</guid>
            <pubDate>Sat, 21 Apr 2007 17:10:53 GMT</pubDate>
		<dc:subject><![CDATA[società della conoscenza]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[learning economy]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[e-learning universitario]]></dc:subject>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"  class="MsoFootnoteText"><span style="font-size: 12pt; font-family: Arial">&quot;La questione oggi&quot; &ndash; dice Luciano Galliani (2002) &ndash; &quot;non &egrave; pi&ugrave; sapere se l&rsquo;insegnamento universitario deve cambiare, ma come deve avvenire il cambiamento e chi saranno gli attori. Il momento non &egrave; pi&ugrave; quello di chiedersi se le tecnologie educative sono utili al cambiamento, ma quale posto devono occupare nella formazione e nella ricerca. Insomma &egrave; giunta l&rsquo;ora per tutti gli accademici di &#39;ballare con il diavolo&#39;!&quot;  <br /><br />Quella che Ardizzone e Rivoltella (2003) definiscono &ldquo;una riflessione &lsquo;forzata&rsquo; sulla propria identit&agrave;, la propria mission, il proprio futuro&rdquo;, scaturisce per l&rsquo;Universit&agrave; dalle pressioni di un contesto sociale profondamente mutato, in cui le economie avanzate hanno avviato un processo di ristrutturazione del mercato del lavoro (oltre che del significato del lavoro stesso), sempre pi&ugrave; basato sul sapere come fattore di competitivit&agrave;.</span></p><p style="text-align: justify"  class="MsoFootnoteText"><span style="font-size: 12pt; font-family: Arial">Ci&ograve; ha determinato la nascita di un nuovo tipo di mercato, il cui funzionamento &egrave; difficilmente inquadrabile all&rsquo;interno dell&rsquo;economia tradizionale: quello in cui si scambia la conoscenza. <br /></span></p><p style="text-align: justify"  class="MsoFootnoteText"><span style="font-size: 12pt; font-family: Arial">Quest&rsquo;ultima &quot;appare il valore pi&ugrave; rilevante (insieme al lavoro e al capitale) della societ&agrave; in cui viviamo, e istituzioni e agenzie internazionali sono sistematicamente sollecitate a sostenere i meccanismi attraverso i quali essa possa essere, come si usa dire, &#39;coltivata&#39;, &#39;trasferita&#39;, &#39;disseminata&#39;&quot;. (Calvani, 2005)<br /><br />Il concetto di &quot;guadagno formativo&quot; - approdato nel sistema universitario a seguito della riforma degli ordinamenti messa a punto e approvata durante la legislatura 1996-2001 - comporta un vero e proprio ribaltamento di prospettiva del sistema stesso, non pi&ugrave; incentrato sull&rsquo;insegnamento del docente ma calibrato sull&rsquo;apprendimento del discente.</span></p><p style="text-align: justify"  class="MsoFootnoteText"><span style="font-size: 12pt; font-family: Arial"> L&rsquo;adeguamento dell&rsquo;offerta formativa ad un contesto sociale in cui la legittimazione delle istituzioni non deriva pi&ugrave; dalla &ldquo;norma&rdquo; ma dai risultati conseguiti, fa emergere quindi come centrali i problemi che scaturiscono dal ripensamento delle prassi didattiche e dalle nuove istanze valutative.<br /><br />In questo scenario, lo sviluppo e l&rsquo;affermazione su larga scala di internet e delle tecnologie digitali rafforzano &ldquo;l&rsquo;avvento di una societ&agrave; in cui le relazioni esplodono in forma reticolare sul mondo della conoscenza e della formazione&rdquo;, (ibidem) le cui istituzioni sono chiamate a soddisfare una domanda in continua crescita di</span></p><p style="text-align: justify"  class="MsoFootnoteText"><span style="font-size: 12pt; font-family: Arial"> &quot;ambienti di apprendimento convenienti, efficienti, facilmente accessibili, aperti, flessibili, ben progettati, incentrati sullo studente, distribuiti e supportati&quot; (Khan, 2003, trad. 2004)<br /><br />in grado di soddisfare le esigenze di un&rsquo;utenza diversificata, alla luce delle ormai ineludibili istanze del processo di long life learning.<br /><br />&ldquo;A conferma di queste linee di tendenza, si pu&ograve; riscontrare come il numero delle universit&agrave; (anche) italiane che, negli ultimi anni sono &lsquo;entrate in rete&rsquo; o hanno reso pi&ugrave; evoluta la loro &lsquo;silhouette tecnologica&rsquo; sia in continua crescita&rdquo;. (Ardizzone e Rivoltella, 2003)</span></p><p style="text-align: justify"  class="MsoFootnoteText"><span style="font-size: 12pt; font-family: Arial"><br />Ma se &egrave; vero che non basta implementare tecnologia innovativa per fare innovazione in campo didattico, quali sono i segni del cambiamento e come si riconoscono?<br /><br /><strong>Bibliografia</strong><br /></span></p><p style="text-align: justify"  class="MsoFootnoteText"><span style="font-size: 12pt; font-family: Arial">Ardizzone P. e Rivoltella P. C. (2003), <em>Didattiche per l&rsquo;e-learning &ndash; Metodi e strumenti per l&rsquo;innovazione dell&rsquo;insegnamento universitario</em>, Roma, Carocci.<br /><br />Calvani A. (2005), <em>Rete, comunit&agrave; e conoscenza &ndash; Costruire e gestire dinamiche collaborative</em>, Gardolo (TN), Erickson.</span></p><p style="text-align: justify"  class="MsoFootnoteText"><span style="font-size: 12pt; font-family: Arial"><br />Galliani L. (2002), <em>&ldquo;Ballare col diavolo&rdquo; ovvero introdurre le tecnologie nell&rsquo;universit&agrave;</em>. In L. Galliani (a cura di), &ldquo;L&rsquo;universit&agrave; aperta e virtuale&rdquo;, Lecce, Pensa Multimedia.<br /><br />Khan B. H. (2003), <em>E-learning strategies</em> [E-learning: progettazione e gestione]. Traduzione italiana a cura di M. Ranieri (2004), Gardolo (TN), Erickson.<br /><br /><br /></span></p>  <p style="text-align: justify"  class="MsoNormal"><span style="font-family: Arial">&nbsp;</span></p>  <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/"> <div style="text-align: center"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-sa/2.5/it/88x31.png"  border="0"  alt="Creative Commons License" /></div> </a> <br /><div align="center">Questo/a  <span>opera</span> &egrave; pubblicato sotto una  <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Licenza Creative Commons</a>.</div>]]></description>
        </item>
        
        <item>
            <title><![CDATA[f13]]></title>
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            <pubDate>Mon, 28 May 2007 04:19:13 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[ricerca scientifica e-learning]]></description>
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        <item>
            <title><![CDATA[f12]]></title>
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            <pubDate>Mon, 28 May 2007 04:17:01 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[condivisione materiali didattici]]></description>
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            <title><![CDATA[f11]]></title>
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            <pubDate>Mon, 28 May 2007 04:15:41 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[presenza repository]]></description>
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            <title><![CDATA[f10]]></title>
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            <description><![CDATA[servizi di gestione amministrativa online dei corsi e-learning]]></description>
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            <title><![CDATA[f9]]></title>
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            <description><![CDATA[funzioni centri d'ateneo]]></description>
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            <title><![CDATA[f8]]></title>
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            <description><![CDATA[concomitanza centro di ateneo e politica e-learning]]></description>
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            <title><![CDATA[f7]]></title>
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            <description><![CDATA[presenza centro d'ateneo dati ANEE]]></description>
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            <title><![CDATA[f6]]></title>
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            <description><![CDATA[presenza centro di ateneo dati CRUI]]></description>
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            <title><![CDATA[f5]]></title>
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            <description><![CDATA[offerta e-learning universitario]]></description>
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            <title><![CDATA[f4]]></title>
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