Andreas Formiconi :: Archivi del blog

luglio 2007

luglio 10, 2007

http://iamarf.blogspot.com/2007/07/ma-che-bello-in-internet.html Continuo a ricevere lettere da quando ho posto in rete IAM. Riporto qui l'ultima.

Non sono portato a gongolare per ogni novità tecnologica, anzi ... ma è innegabile che scoprire di avere pensieri in comune con tante persone è un fatto entusiasmante. Persone sconosciute ma anche persone conosciute, con le quali non ti saresti probabilmente mai messo a parlare di quei pensieri, chiusi in relazioni stereotipate.

Non gongolo ma che bello ...

Caro Andreas,
sono al mare, in Sicilia; dalla finestra vedo solo il mare e le isole Eolie davanti a me. Il tuo messaggio, articolato, elaborato, strutturato, è "semplicemente" bello, come quello che sto ora vedendo dalla finestra.
Quanto c'è da pensare, ripensare e fare per assolvere al compito di insegnare! E' una responsabilità che ho sempre sentito, perchè nella mia esperienza il ruolo del docente, cioè della persona che ti guida nel procedimento dell'apprendere ( o meglio del crescere, o forse meglio ancora del cambiare e trasformarsi), è stato un ruolo chiave. La tecnologia, il prodotto, power point sono solo degli strumenti e come tali vanno considerati. Di questi puoi utilizzare o comprare o impiegare il migliore. Ma sei te, il docente, che devi metterti in gioco ad ogni lezione, insieme con gli allievi che hai davanti.
Un'osservazione sul ruolo della lettura: purtroppo non tutti hanno la possibilità di arricchirsi leggendo e di arricchirsi solo quanto un libro ti può consentire di fare: il libro è una traccia, i personaggi non hanno un volto preciso, sei te che leggi che costruisci le tue immagini, che ascolti i suoni del libro, che senti le voci e le inflessioni dei personaggi, sei tu lo sceneggiatore, il costumista e il regista. Quanta creatività ti viene richiesta dal libro che stai leggendo!
Grande l'iniziativa del 18 giugno (passato in ambulatorio interamente , ma mi sentivo coinvolta "a distanza"): messaggio quanto mai attuale "voler bene al malato"(in senso fisico, quindi toccare, carezzare, giocare, ridere), atteggiamento quasi improponibile in certe realtà mediche anche a noi vicine!!

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luglio 14, 2007

http://iamarf.blogspot.com/2007/07/siamo-sicuri-di-ascoltare-gli-s Temple Grandin, la nota autrice autistica di alcuni libri di successo, sostiene che le persone normali sono troppo astrattificate. Temple dice di pensare molto più per immagini ed è estremamente istruttivo vedere come sia riuscita a trasformare quello che poteva quasi sicuramente rappresentare un handicap in un fattore vincente nella sua professione.

Temple riesce a vedere cose che gli animali vedono ma i normali no, perché astrattificano troppo: costoro vedono l'astrazione che hanno in mente più della scena che stanno guardando. Dice Temple che

... gli enti amministrativi competenti (NdR: nel settore degli allevamenti di animali da carne) sono tutti diretti da gente che è stata al college, ma che in qualche caso non ha mai messo piede in un impianto per la macellazione, e meno che mai ci ha lavorato.
In sostanza Temple critica la società dei normali che, in un certo senso, si fida troppo dell'astrattificazione. La questione può concernere coloro che si ritrovano ad amministrare processi che non conoscono in pratica ma può anche riguardare scuole che sfornano persone con la mente ingolfata da astrazioni e che non sanno fare niente.

Mi viene in mente una conversazione avuta ieri con una studentessa di medicina. Una ragazza brillante, al VI anno, in corso, sta facendo la tesi, ha studiato il V anno in un altro paese europeo.

È rimasta affascinata da come si studia in quel paese. Esempio di lezione: in circolo, il professore discute a lungo una serie di casi clinici con gli studenti, solo nell'ultimo quarto d'ora la proiezione di alcune diapositive per commentare e generalizzare gli elementi discussi prima. La ragazza è depressa: qui si continua a stare a scuola. Pratica: zero o quasi.

Là, già dal primo anno, gli studenti vengono coinvolti nelle attività di reparto, qui passano almeno tre anni prima di vedere dei pazienti.

La ragazza pensa di andarsene appena laureata.

Ho citato l'ultima conversazione ma questo è ciò che pensa la maggioranza di coloro che vanno a studiare all'estero.

Due osservazioni:

1) i problemi dell'insegnamento ci sono in tutti i paesi (Papert non è italiano ... tanto per fare un esempio), ci sono tuttavia delle differenze

2) Ho fatto del tutto casualmente un esempio riferito a medicina perché ci vivo, ma la prevalenza delle chiacchere sul fare è una cosa che concerne più o meno tutte le scuole.

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luglio 29, 2007

È partito il blog del progetto M'illumino d'immenso. Due clown, Nuvola e Formaggino, accompagnano un gruppo di studenti di medicina in ospedale affinché possano imparare a diffondere il buon umore. Il blog è un vero e proprio diario degli interventi in ospedale e degli eventi che caratterizzano la vita del gruppo.

Inutile dire che sono felicissimo di quello che sta accadendo: studenti che, nel caso di medicina  (ma l'opportunità è aperta anche ad altri), potranno vedere i primi pazienti non prima di tre o quattro anni, hanno la possibilità di vivere delle esperienze concrete in quello che sarà il loro ambiente naturale di lavoro. Un'esperienza basata su di un approccio empatico al paziente di cui potranno fare tesoro in futuro.

Sono felicissimo perché è un, pur piccolissimo, passo verso il fare e non solo lo studiare ...

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