Antonio Fini :: Archivi del blog

gennaio 2008

gennaio 07, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/classifiche-e-blog/

Non mi stanco di pensarlo e di ripeterlo ad ALTA VOCE:


si può sapere perché dobbiamo romperci la testa (per non dire altre parti più o meno nobili) con queste classifiche dei blog, tra l’altro, a detta degli stessi autori, non sono neanche attendibili?


Perché dobbiamo per forza replicare in rete l’ansia da competizione che già imperversa nel mondo reale?


Perché dobbiamo ritrovarci a pensare ai nostri come piccoli blog, come se fossimo aziende (grandi, medie, piccole, …)?


Perché un gruppo di brillanti giovani (credo siano giovani…) deve sciupare tante energie per discriminare tra link bbbuoni e no-bbbuoni ai fini della suddetta inaffidabile classifica, con tanto di ricalcoli, “bonifiche” e altre simili operazioni cervellotiche?


Perché infine codesti giovani devono per forza assumere atteggiamenti da censori e toni da dramma epico, nel sostenere le loro (rispettabili) ragioni a sostegno del cambio delle “regole del giochino”?


Ripeto il mio pensiero: per me il blog è un mezzo di espressione personale: penso che chi scrive lo faccia prima di tutto per se stesso/a. Poi, certo, si comincia a commentare i blog altrui, gli altri iniziano a leggere e a commentare il nostro, si creano flussi di comunicazione, insomma, in breve si entra a far parte della blogosfera.


Che bella parola, blogosfera: tra l’altro contiene un oggetto geometrico, appunto la sfera, che se non sbaglio ha interessanti proprietà, tra cui l’equidistanza di tutti i punti della sua superficie dal centro! Allora, in fondo, siamo tutti …sulla stessa sfera :-), in barba alle classifiche!


p.s.: amici di BlogBabel, mi permetto un suggerimento. Visto che il vostro intento è studiare le discussioni e i flussi di comunicazione (ottimo intento..), perché non eliminate questa benedetta classifica, visto che dite che è poco affidabile e, a quanto pare, serve solo a litigare?


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gennaio 08, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/dove-sono-le-uscite-di-sicurezza/

Sarò paranoico o forse solo prudente :-) , comunque, appena arrivo in un albergo che non conosco, esco dalla camera e controllo in giro l’ubicazione delle uscite di sicurezza


Ora, Stefano paragona in modo efficace e suggestivo i molti social software ai quali siamo “abbonati” ad alberghi che ci ospitano gentilmente (e gratuitamente..) ma che possono anche cacciarci in ogni momento, come pare stia capitando a qualcuno su Facebook.


Però, anche se non ci sfrattano, può sempre succedere qualcosa, in questi alberghi e allora …è il caso di verificare le uscite di sicurezza!!


Cominciamo col dire che la mia casa principale è ..”di proprietà”, nel senso che il blog è gestito da me medesimo con Wordpress. Non è certo una garanzia assoluta: hmmm.. quando ho fatto l’ultima volta il backup del database? Decisamente troppo tempo fa!!!


Per gli altri servizi utilizzati va fatta probabilmente una distinzione tra quelli nei quali abbiamo memorizzato realmente informazioni e dati e quelli che invece sono utilizzati solo come social networking, nei quali esiste magari soltanto un profilo utente. Certo, può essere seccante anche perdere i dati del profilo però, insomma.. qualche rischio dobbiamo pur correrlo, no? ;-)


Ecco la situazione per i principali social-cosi che utilizzo:



  • Anobii. Mi dispiacerebbe davvero perdere la mia libreria. Sono una minima parte di quelli che possiedo, però da circa un anno sto caricando tutti quelli nuovi via via che li leggo. Qui nessun problema: c’è un’ottima funzione di esportazione in vari formati (Excel, CSV, HTML). Fatto, in formato Excel. Una curiosità: il file viene inviato per e-mail… E’ arrivato, completo di tutto, commenti inclusi.

  • del.icio.us. Pensate un po’, perdere i bookmark..brrr!! Anche qui c’è la funzione di export. Si va in settings/bookmarks/export sul proprio account e si ottiene un file HTML contenente tutti i bookmark, inclusi tag e commenti. I tag sono inseriti nel sorgente HTML e non sono visibili nel browser. Inoltre i bundle eventualmente creati non vengono salvati. Fatto!

  • Slideshare. Non è un problema. Le presentazioni originali sono sul PC :-)

  • Linkedin. E’ vero, c’è solo il profilo ma è piuttosto articolato e strutturato, poi ci sono tutti i contatti… Beh, i contatti si possono esportare in vari formati (CSV e VCF). Fatto anche questo. Il profilo si può salvare in formato PDF (dalla pagina My Profile): può comunque essere utile farlo (fatto.).

  • LTEver. Beh, qui diciamo che …sono io l’albergatore :-) . Ci sono i backup periodici. Li custodisco io… Non si sfratta nessuno… Tranquilli :-)

  • Flickr. Ovviamente ho gli originali delle foto caricate, però i tag.. Non ho trovato soluzione, per ora.. ma non è grave.

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gennaio 11, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/online-photo-sharing-in-plain-englis

E’ il turno di Flickr e degli altri servizi di condivisione foto ad essere spiegati in da Common Craft. Perché mettere le foto online? Per sicurezza, ma soprattutto per condividerle con il mondo!


Non teniamole chiuse negli album :-)


Ecco la versione con la mia traduzione, da dotSub:



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gennaio 15, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/la-utah-state-university-cerca-un-pr

…e mette un normalissimo annuncio sul Web, come una qualsiasi azienda che cerca impiegati.


L’annuncio è per qualsiasi livello (da assistant a full professor), evidentemente…dipende dalle domande che giungeranno! Domande che, ovviamente, si inviano online, senza documenti, pubblicazioni, certificati: basta un curriculum, tre referenze e un esempio di lavoro scritto (ah ah ah…).


Sono anche precisi, gli americani: scrivono dettagliatamente cosa si aspettano da questo professore, cosa offrono e quali sono le qualifiche e le abilità richieste. Tra queste spicca una davvero inusuale “commitment to diversity“!


Ma, a pensarci bene, è tutto inusuale!!


Quando mai, in Italia, si assumerebbe un professore universitario in questo modo? :-)

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gennaio 18, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/vietato-vietare/

Via Stefania, leggo l’articolo sulla professoressa inglese Tara Brabazon che, all’Università di Brighton, impone agli studenti di non usare risorse Web come Google o Wikipedia per le ricerche.


Non sono per niente d’accordo con la professoressa inglese.


Intanto, trovo che vietare l’uso di risorse, qualsiasi, a studenti universitari sia un autentico controsenso!


Nel merito, mi sembra un ennesimo caso di estremismo: è risaputo che Google e Wikipedia, come ogni altro oggetto (e…persona..) su questa Terra hanno pregi e difetti, vantaggi e svantaggi. E allora?


Allora, credo che una buona educazione generale, a tutti i livelli, debba prevedere l’esistenza di questi strumenti, il conoscerne l’utilizzo corretto e il saperne valutare i pro e i contro. E’ questo il campo di studi noto come Digital Literacy o Digital Competence (guarda caso: sto lavorando proprio ad un progetto su questo argomento :-) ).


La superficialità che viene evocata per demonizzare le risorse Web sta pertanto nell’uso, non nello strumento in sè!


Quindi, insegnamo ad usare i libri ma anche Google e Wikipedia, spieghiamo che ci sono buoni e cattivi libri come buoni e cattivi siti Web e visto che ci siamo, ricordiamo magari che spesso buono o cattivo …è questione di opinioni!


Informiamo gli studenti su come funzionano Google e gli altri motori di ricerca, raccontiamo come si sviluppa Wikipedia, diciamo chiaramente che quello che si trova lì non è oro colato, che va verificato e confrontato con altre risorse ma che, all’occorrenza, si può anche correggere (cosa che non mi pare fattibile così agevolmente con un’enciclopedia su carta… :-) ).


Infine, è noto come il Web stia mettendo in crisi l’educazione tradizionale: far finta che non esista o screditarlo vietandone l’uso non mi sembra una strategia molto efficace, ma solo una difesa disperata (nel senso di “senza speranza”)…


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http://www.fininformatica.it/wp/master-dopo-master/

Domani si conclude, con la giornata dedicata alle tesi, la sesta edizione del Master “Progettazione e Gestione di Formazione in Rete”, al quale collaboro ormai da anni e a cui sono sinceramente affezionato :-) .


Contemporaneamente, è ai blocchi di partenza la settima edizione: stiamo “familiarizzando”…


Sono affezionato al Master anche per quello che succede DOPO, una volta finito.


Oggi voglio ricordare la storia di cinque masteristi della (ormai lontana…) quinta edizione: Chiara, Daniela, Giacomo, Luca e Umberto hanno costituito un’associazione culturale che si chiama Elimu.


Che strano nome! Beh, Elimu è una parola swahili che significa educazione, conoscenza, apprendimento. Non è certo un caso che si chiamino così: la loro mission (si dice così, vero? ;-) ) è infatti orientata proprio a progetti di sviluppo della diffusione di tecnologie per l’educazione in Africa. Azioni concrete contro il digital divide.


Bravi!! (un po’ di merito anche al Master, vero? Se non altro, vi abbiamo fatto conoscere!! :-) )


Naturalmente, da bravi alumni, gli Elimu ci tengono informati sulle loro vicende anche via LTEver!


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gennaio 22, 2008

Ebbene sì!

E' già passato un anno :-)

Tempo di qualche bilancio.

Si potrebbero dire molte cose e spero che anche qualcun altro voglia raccontare qualcosa su questa esperienza.

Per il momento, pur consapevole dell'aridità delle cifre, io vi sottopongo alcune analisi strettamente quantitative, relative all'attività di questo primo anno.

I dati sono stati interamente ricavati dal database di LTEver (alla data del 31/12/2007) e da me elaborati.

Ecco qui:

Gli utenti registrati sono 248, dei quali 201 hanno effettuato almeno un accesso.
Nell'ultimo mese gli utenti che hanno effettuato almeno un accesso sono stati 54, 99 negli ultimi tre mesi.
62 utenti hanno inserito almeno un post nel proprio blog, 19 nell'ultimo mese.
I newbies di dicembre (coloro che hanno scritto il loro primo post nel mese) sono stati 3.
29 utenti hanno inserito almeno 5 post, 17 ne hanno inseriti almeno 10 e 11 almeno 20.
61 utenti hanno inserito almeno un commento, 20 nell'ultimo mese.
2 utenti hanno inserito il loro primo commento a dicembre.
31 utenti hanno inserito almeno 5 commenti, 21 ne hanno inseriti almeno 10 e 14 almeno 20.
43 utenti hanno inserito almeno un feed RSS, soltanto 3 ne hanno almeno 10.
25 utenti hanno caricato almeno un file, 3 ne hanno inseriti almeno 10 e 2 20 o più.
91 utenti hanno inserito almeno un dato nel proprio profilo: 82 hanno compilato il campo "biography".

I post dei blog, inclusi quelli delle comunità, sono in tutto 835, di cui 394 provenienti in automatico da blog esterni.

I post con almeno un commento sono 361 (43%) e i commenti totali: 1268.
I post taggati sono 379.

Ho calcolato poi un'entità che ho chiamato contributi, formata dai post e i relativi commenti. Complessivamente i contributi sono pertanto 2103.
Per avere un'idea della partecipazione è interessante il dato degli utenti diversi che hanno contribuito (post+commenti), che sono 76.

Sulla traccia di un post di twopointouch che qualche mese fa trattava il problema della partecipazione reale ai social media, ho calcolato anche per LTEver i seguenti parametri:

Il 65% dei contributi è stato creato dal 10% degli utenti.
Il 58% degli utenti ha inserito meno di 10 contributi e il 29% uno soltanto.

Sempre dal citato post di twopointouch ho tratto questo grafico, nel quale sono messi a confronto i più popolari social media e l'ho integrato con i dati di LTEver:

 Partecipazione in LTEver

Sto portando avanti un altro piccolo studio sul concetto di conversazione, ovvero il flusso generato da un post e dai relativi commenti. A presto i primi risultati.

Vi lascio le cifre così come sono, senza commento.. Attendo i vostri :-)

Per il momento: grazie a tutti i partecipanti e ...continuiamo così, anzi cerchiamo di migliorare!!!

Parole chiave: ltever, statistica

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gennaio 24, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/diamo-voce-ai-blog/

Author: David Vignoni - License: LGPL - http://www.icon-king.com

Grazie a vozMe, Anto’stuff …già parla!


Da provare!


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gennaio 30, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/la-terza-volta-di-twitter/

Sarà quella buona? Intanto si conferma il detto e, dopo la seconda, ecco la terza :-)


Riprovo dunque a twittare, seguendo l’esortazione di Andreas.


Ho messo però una condizione: datemi un software che sia davvero efficace e funzionale per twittare, considerando che non ho Blackberry nè PDA e l’uso dal browser è praticamente impossibile, almeno per me..


image La pronta risposta dei twitteri è stata: twhirl. Installato stamane, ne vado già pazzo :-)


Morale: per ogni lavoro serve l’attrezzo adatto, provare ad avvitare una vite col martello per rendersene conto. :-)


La tecnologia CONTA, altroché… 


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http://www.fininformatica.it/wp/the-cape-town-open-education-declara

Non ero molto convinto: queste dichiarazioni solenni mi sembrano sempre molto retoriche…


Comunque l’ho sottoscritta.


Rimangono i dubbi sull’effettiva utilità, e mi preme segnalare che vi sono anche autorevoli critiche su questa iniziativa.


Però credo che, insomma, sia comunque un modo per testimoniare le proprie convinzioni.


Personalmente, spero che in futuro non ci sia più bisogno di aggiungere l’aggettivo aperta alla parola educazione. L’educazione dovrebbe essere sempre aperta e libera!




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gennaio 31, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/school-of-rock/

imageHo visto questo film qualche mese fa, a casa di amici. E’ davvero divertente.


Non avevo però riflettuto sulle possibili implicazioni didattiche. Si vede che io, a differenza del bravo Doug, non faccio l’insegnante 24 ore su 24 ;-)


Sempre Doug,  chiede se abbiamo visto film che hanno a che fare con l’educazione.. Boh.. forse Notte prima degli esami, che Sky ha ultimamente passato così tante volte che alla fine ..l’ho visto?!?



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