Andrea Masi :: Blog dei contatti

dicembre 23, 2008

... di Buon Natale e per un felice 2009. Che il nuovo anno sia ricco di pace, serenità, amicizia,  condivisione e ...belle novità!!!

Dedicata a tutti noi, una canzone "natalizia" un po' speciale: "La Leggenda di Natale"di Fabrizio De André (anno 1968).

 


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dicembre 19, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/course-hero-e-facebook/ Via l'inesauribile Jane Hart (ma come fa tutti, ma proprio TUTTI, i giorni a trovare qualche novità???), scopro questo Course Hero. Sembra l'ennesimo sistema di scambio appunti e materiali vari tra studenti, per certi versi simile a Studenti.it e altri, con l'ormai consolidato meccanismo di upgrade per cui per poter ...

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dicembre 14, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/blog-rimbalzanti/ Una delle più diffuse critiche ai blog (e ai blogger) è la tendenza a rilanciare post da altri blog, piuttosto che proporre contenuti originali. Questa abitudine (effettivamente molto diffusa..) viene vista come un segno dell'auto-referenzialità della blogosfera, una sorta di "parlarsi addosso" circolare e piuttosto inutile. Anche in ...

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dicembre 12, 2008

Nova24, il supplemento tecnologico del Sole24 Ore, ha pubblicato ieri un articolo sul learning 2.0, nel quale si parla anche di noi... :-)

Ecco l'articolo: Nova24

Parole chiave: e-learning 2.0, ltever, nova24, sole24ore

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http://www.fininformatica.it/wp/sorridi-sei-su-facebook/ Facebook è la moda del momento. Quando i grandi quotidiani si mettono a pubblicare le "Grandi guide a..." vuol dire che la marea è ormai montata a sufficienza... Ma come fare ad aumentare il numero degli amici e, soprattutto, ad essere più felici? Semplice, basta ...sorridere ...

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http://www.fininformatica.it/wp/balsamiq-studios-italiani-allestero/ Scopro per caso un software davvero unico, geniale, divertente: Balsamiq Mockups. Serve per creare mockup ovvero bozze di interfaccia utente, utilissime in fase di progettazione di un nuovo software o di un sito web. Esistono molti prodotti per realizzare mockup: alcuni, molto costosi e complessi, sono integrati in ...

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dicembre 05, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/edublogs-awards-no-thank-you/ It’s time for the Edublogs Awards again, and I still haven’t changed my stance. I’m totally against them, for reasons I shall explain. I wasn’t going to say anything as people who I like and respect …dougbelshaw.com, Dec 2008 I definitely agree! I can write ...

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dicembre 04, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/e-se-vi-clonano-il-blog/ Questa ancora non la sapevo... A quanto pare ci sono in giro per la rete dei clonatori di blog: vi copiano completamente il blog e lo ripubblicano con un altro nome.. Mah! Eppure a Erik è successo davvero!

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dicembre 01, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/cck08-course-tools-survey/ The Connectivism and Connective Knowledge Online Course (CCK08) is over. First of all, thanks to the excellent facilitators: George Siemens and Stephen Downes! Even though I wasn't an... exemplary student :-) the course has been a good opportunity for my research. As part of ...

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novembre 30, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/the-networked-student/ Un ottimo video di Wendy Drexler, un'insegnante della Florida, che ha seguito il recente corso CCK08. Realizzato come final project del corso, in puro stile CommonCraft, il video spiega i principi fondamentali del connettivismo in cinque minuti. Magnifico lavoro!

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novembre 29, 2008

La videoconferenza ha avuto più o meno lo stesso esito del corso :-) ovvero scarsa partecipazione. Eravamo solo in tre... sigh sigh.

Abbiamo però avuto modo di provare DimDim: si è dimostrato abbastanza robusto, con qualche limitazione (ad esempio solo il moderatore in video, gli altri solo audio) e qualche inevitabile bizza. Però è gratuito fino a 20 utenti....

Per quanto riguarda il corso: qualche perplessità sugli eventi live e relative registrazioni (troppo lunghi, difficili da seguire per non madrelingua), apprezzamento per i video introduttivi (15-30 minuti, dimensione ideale...) e per l'ampiezza e approfondimento di argomenti proposti a sostegno del connettivismo. Una possiblità: utilizzare gli stessi materiali (magari una selezione..) e proporre un corso simile in italiano...

Altra proposta emersa: organizzare periodicamente eventi sincroni. Beh.. data la partecipazione a questo... ci sarebbe da pensarci su :-) però a me l'idea continua a piacere... Qualche suggerimento? La tecnologia c'è, DimDim è sufficiente... però....

Qualche considerazione finale sulla difficoltà per gli adulti a organizzare/si percorsi di sviluppo professionale supportati dalle tecnologie: il connettivismo potrebbe essere la chiave per dare una svolta?

Approfitto per chiedere a tutti i partecipanti a CCK08 un ultimo sforzo: potete per favore rispondere al mio sondaggio sugli usi (e costumi..) dei tool proposti nel corso?

Grazie!!!

 

Parole chiave: cck08, videoconferenza

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novembre 27, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/intro-opened-2009/ David Wiley ci riprova: l'edizione 2009 del corso Introduction to Open Education è pronta. A Barcellona, David mi aveva anticipato qualcosa sulla nuova impostazione, basata sulla metafora del gioco di ruolo fantasy (un po' alla Dungeon & Dragons). I partecipanti dovranno pertanto scegliersi un ruolo (tra Artigiano, ...

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novembre 23, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/europeana/ Ecco cosa dice oggi il sito di Europeana, il progetto europeo per la creazione di una grande biblioteca digitale: E' un ottimo segnale: evidentemente in Europa un certo interesse per la cultura... C'E'! Ragazzi di Europeana, mettete su un server più performante, vi aspettiamo!

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novembre 13, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/openedtech2008/ Questa settimana ho avuto il privilegio di partecipare ad un evento di altissimo livello, a cura della UOC - Universitat Oberta de Catalunya. L' Open Ed Tech Summit 2008 ha riunito a Barcellona un eccezionale gruppo di esperti e studiosi del mondo della educational technology, provenienti da diversi paesi, ...

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novembre 04, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/cck08-week-8-what-estate-a-digressio I was reading the Pierfranco's post related to terminology issues about the term "estate", as used in the paper by W.H.Dutton. Well, we (in Italy) have another problem. Actually, while reading the paper I was reflecting on the fact that the Italian title of a well-known film by Sidney Lumet ...

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ottobre 26, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/cck08-connectivism-at-work/ To me, it's hard to make sense of connectivism as a learning theory. So, since the course started, I often have been searching examples of connectivistic situations in my daily work. Here another little story of daily life connectivism: Background: Since weeks, I'm struggling with the writing of a ...

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ottobre 23, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/rss-no-grazie/ Lo sospettavo. Io uso RSS con grande soddisfazione: Google Reader è di fatto il mio centro informativo principale, sia per la professione che per il tempo libero e l'informazione in generale.  Tuttavia, parlando con amici e colleghi, spesso ho avuto difficoltà anche solo a spiegare bene di cosa si tratta, ...

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ottobre 18, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/manipolare-i-dati-sul-web/

Uno dei termini ricorrenti, quando si parla del Web 2.0, è mash-up, ovvero il remix di dati provenienti da applicazioni diverse e il loro riuso.


Nei giorni scorsi mi ha colpito un esempio, ovvero: come si fa a passare dalla seguente pagina di Wikipedia, che elenca le principali città della Gran Bretagna,


image


a questa figura, che riporta gli stessi dati su una mappa di Google Maps?


image


Questo post di Tony Hirst spiega in modo chiarissimo la tecnica utilizzata, denominata data scraping. I tool utilizzati sono stati, oltre a Wikipedia e Google Maps, Google Docs e Yahoo Pipes.



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ottobre 17, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/cck08-week-4-groups-networks-and-col

A little premise: I’m following the CCK08 at my own pace.. So I’m still working on week 5 stuff…


I’m very impressed by the Dron & Anderson’s paper on groups, networks and collectives.


The authors succeed to detect the key concepts on which most network technologies are grounded.


While reading, my internal connections :-) lead me to remind a very nice diagram by Scott Wilson. Maybe it’s not so popular as his first one about PLE (the well-known Future VLE graph) but to me this new version is more meaningful.


The new Scott’s diagram shows a three-tier structure, in which I see very well an overlap with the concepts of groups, networks and collectives.


The networked learner belong to all these three types of structures and presumably is going to use a variety of tools.


So, this is my remixed version of the Scott’s diagram, with very simple annotations on groups, networks and collectives:


image


From right to left, from institutions to individuals, I suppose it is likely to find groups/networks/collectives-oriented tools.


To me, it’s very interesting the middle tier, where I see systems like Elgg, a sort of middleware between institutions and individuals, i.e. between formal and informal learning, i.e. between groups and collectives.


In the perspective of Networked Lifelong Learning (that is the main topic of my PhD..), I guess that this intermediation may be a key point: groups are often too closed and limited, collectives may be dispersive and confusing, networks may fit well.



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ottobre 15, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/il-popolo-con-lei/



clipped from www.repubblica.it

Gelmini, è nata una stella. Proprio così, altro che grembiuli, maestri unici e otto miliardi di euro di taglio alla scuola pubblica. La giovane ministra della Pubblica Istruzione mette a segno in questo mese il balzo in avanti più consistente,quattro punti (42%) contro i cinque di Tremonti.











  blog it



Così risulta dall’ennesimo sondaggio…


Probabilmente il 42% di gradimento per un politico è un buon risultato, ma la signora farà meglio a ricordare che ci siamo anche noi: il restante 58% che …non gradisce!!!


E 58 mi pare sia più di 42…



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ottobre 07, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/matematica-amore-impossibile/

Sono innamorato della matematica.


Che gusti, direte…


Tra l’altro, pare che questa matematica non goda di grande popolarità tra gli studenti.. E vabbè, si sa, l’amore è cieco!


Fin da ragazzo sono stato affascinato dalla essenzialità del segno matematico e dal suo discorso sempre così perfetto, così logico, così lineare, sempre giustificato, motivato, ..dimostrato.


Ricordo ancora bene (ero alle superiori, credo fosse il 1979, sigh, mi fa  un po’ impressione scrivere l’anno…) l’emozione di riuscire finalmente a sviluppare per bene un problema di analisi, riuscire a vedere i limiti, le derivate, scoprire il grafico di una funzione con i suoi massimi, minimi, flessi, insomma con “tutte le curve al loro posto” ;-) . Mi sembrava di avere finalmente davanti la chiave per capire il mondo.


E’ durata poco: ci siamo presto separati, io e Mate (posso chiamarti così, vero?).


La mia prima (breve e presto interrotta) carriera universitaria non l’ha neanche sfiorata, anche se in seguito il mio lavoro di informatico l’ha a volte incrociata frettolosamente: solo un rapido sguardo e via… niente di più.


Quando, da adulto, ho ripreso gli studi, l’ho un pochino ritrovata, ma forse non era proprio lei, piuttosto qualche amica che le somigliava: con la statistica non ci siamo piaciuti troppo: non è il mio tipo, troppo …secca, a volte anche poco fedele… Con la logica invece è stato un colpo di fulmine: che meraviglia quell’esame di filosofia teoretica che prevedeva un modulo sulla logica proposizionale e l’intelligenza artificiale.


Da allora però mi sono arreso, ho capito che non saremmo mai stati davvero intimi, che avevo forse perso l’occasione tanti anni prima.


Mi sarei accontentato di seguire le sue avventure, senza gelosia, ma con curiosità e rispetto. 


Perché Mate ha avuto una vita avventurosa e tanti amanti. E credo che varrebbe la pena di raccontarle, le storie di coloro che almeno un poco l’hanno posseduta: gli immensi greci come Pitagora e Euclide, i cui nomi risuonano ancora nelle aule delle nostre scuole, i medievali come Fibonacci, i rinascimentali come Cartesio e Pascal, e poi Eulero, Gauss e i moderni Hilbert,  Frege, Russell, Godel e tanti altri ancora.


Vite intere dedicate a quell’amore spesso devastante:  a volte penso a Frege,  quando aprì la letterina di Russell che faceva crollare il suo lavoro di una vita… Che forza, però! Impiegò solo pochi giorni per rispondere: «La vostra scoperta della contraddizione mi ha causato la più grande sorpresa e, starei per dire, costernazione, poiché ha scosso la base sulla quale intendevo costruire l’aritmetica». E scusate se è poco!!!


E ancora non riesco a capire come avrà fatto Wiles a sopravvivere al colpo, a riuscire a lavorare ancora un anno alla risoluzione del famigerato ultimo teorema di Fermat, dopo che la sua prima soluzione si rivelò inesatta…


E poi, la vertigine dei paradossi: caro Epimenide di Creta, sapremo mai se mentivi o no? Anche tu sei rimasto prigioniero di questo amore senza tempo…


Però ogni tanto mi torna la voglia di sentirla più vicina, l’inafferrabile amata. Così si spiegano quei pochi titoli nella mia libreria, per lo più testi semplici e di divulgazione come Il teorema del pappagallo, I paradossi dalla A alla Z, L’ultimo teorema di Fermat, Il mago dei numeri, ma anche Godel, Escher e Bach e Il diavolo in cattedra.


Penso spesso al perché la matematica non sia, non dico amata, ma neanche minimamente sopportata, da molti studenti. Forse perché non hanno ancora intravisto questo suo lato avventuroso, epico, appassionante, umano?


E’ possibile insegnare la matematica come un racconto? 


(in occasione del Carnevale della Matematica, ottobre 2008)



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ottobre 03, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/cck08-short-paper-1-position-on-conn

Well, it ’s time to write the first short paper. I take this assignment as a welcome advice from the facilitators because, despite I found nothing interesting to say regarding the issues of weeks 2 and 3, I now need to verify where I am..
So, my position on connectivism…
Easy! I feel literally immersed in connectivism! But it’s a feeling, something “instinctive”, as Andreas says.
Perhaps it is natural, since I am a professional in networking, communication, education. It’s easy for me to be connectivist, while I navigate through my RSS feeds, write a post on my blog and comment on some blog friends. I’m a quite skilled user of a lot of technological gizmos that allow me to feel, almost physically, the flow of reticular knowledge to which I feel to belong.
But I wonder whether and how that feeling can really become a theory of learning and whether and how this theory can be validated and extended to all.
And yet I wonder: should people be aware of connectivism to adapt their behavior to it or is it an implicit theory that works anyway?
Thinking back to some principles of connectivism (mostly from Knowing Knowledge) I wonder if these are universal and can be applied in all contexts: for example, I’m pretty sure that the multiplicity of views, which I think is always an element of great importance, is not so well received everywhere.
Try entering a strictly hierarchic organization (e.g. the military…) and there you will see that the dissenting views are not so well accepted … Does it mean that in certain contexts learning does not happen? Or that there are context in which connectivism does not work?
The ability to learn new things is more important than what we already know: I identify myself in this definition because my life has always been oriented to news, to know more, but I wonder how much this ability to learn is actually determined from what we already know?
By reducing the importance of “static” knowledge, maybe we are in danger of losing the ability to access the dynamic one? For schools this is a crucial point: the growing unease of teachers in front of the (often naively) connective learning styles of young people is a proof. Neverthless, schools should give that base on which anyone could build his/her own dynamic learning future paths.
More: sharing seems to be another key element of connectivism. But even this is not a universal value: there are areas where the confidentiality and secrecy are more important than attitude to sharing which, in contrast, is not encouraged.
Finally, I wonder if connectivism can exist without technology. In fact, social networks have existed since mankind appeared on Earth. The difference nowadays is that technologies can eliminate the barriers of space and time. But at the same time they are creating other kinds of social and cultural obstacles. To what extent therefore does the digital divide affect connectivism?
As I write these brief notes I realize that, after all, I have not yet a precise position on connectivism but still many open questions. Perhaps the course will help me to answer, but I feel that it is more likely it will raise more questions instead, as indeed seems to happen to other participants.. Is it another property of connectivism? :-)



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http://www.fininformatica.it/wp/capturefox/

CaptureFox è, come si dice in inglese, the ultimate screen capture tool!


Più semplice di così, non saprei immaginarlo!


Si installa come add-on di Firefox  (poche decine di Kbyte), dopodichè con due click si può registrare l’intero schermo (anche fuori da Firefox, quindi..) o la sola finestra del browser, audio incluso, con diverse opzioni di qualità audio/video.


Si ottiene un file in formato .avi che si può salvare e rielaborare come si vuole.



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ottobre 02, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/open-courses-certificates-and-accred

This article by Jeffrey Young started a quite large discussion about open courses, more or less hacked certificates, accreditation of informal learning etc.


I feel so much implicated, since Jeff specifically mentioned me :-) as a case of a person who, after having attended the almost famous (or should I say notorious? ;-) ) OpenEd2007 course, received a home-made certificate from the instructor (with some doubt, as Jeff says, also on the legitimacy of this act…), put it in his/her CV and/or used  it as credit for his/her  official education curriculum.


Yes, I did exactly as described. I, and my PhD supervisor agreed, attended that great course, made all assignments and gained that certificate.


Now I see many people wondering if it was legal, if it was ethical, if it is sustainable as a model for open learning.


But I think they are missing the point.


It seems the problem is in that somehow “unauthorized certificate”. They say “how orrible! People are using informal learning for credit in formal learning paths!!”. The certificate become an evidence of this sacrilegious contamination between two worlds, formal and informal. It seems that everybody is in favour of informal learning, provided that it doesn’t disturb the more important, more recognized formal learning!


So, if the problem is the certificate, I can well give up to it! Because, and this is the point, the real value of that open courses (and other ones, such as the current CCK08, to wchich I’m participating without any form of accreditation…) is NOT the certificate!


I learned a lot from OpenEd 2007, and all my connections, blog posts, comments, collective works, presentations, articles related to that experience, are still out there as tangible proofs of this learning. So I could equally put the OpenEd course in my CV and could ask to my supervisor to evaluate all that activity for credit in my PhD, also without that piece of paper!


Maybe informal learning accreditation could not be an insourmantable barrier, if only we don’t petrify on bureaucratic details.



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ottobre 01, 2008

http://www.fininformatica.it/wp/competenza-digitale/

Leggo ieri sul blog di Mario Agati:





È bastata una sedutina in laboratorio per scoprirlo: tutte sanno googlare, ma nessuna sa a che cosa serve la barra degli indirizzi di un browser (e, naturalmente nessuna sa cos’è un browser), quasi tutte sanno copiare un URL (per “incollare” la foto nel mio space!!!), ma nessuna sa cos’è; tutte vanno in rete, ma nessuna sa cos’è; tutte usano wikipedia, ma…


Tutte vivono, ma non sanno veramente perché.

(non sarà il caso che i non nativi digitali insegnano ai nativi digitali cosa vuol dire essere nativi digitali?)











  blog it



La riflessione di Mario è anche in qualche modo alla base del progetto Digital Competence Assessment, al quale sto lavorando da più di un anno, con il team dell’Università di Firenze diretto dal prof. Antonio Calvani.


Non mi dilungo qui su finalità  e obiettivi del progetto, che sono ben spiegati sul sito.


Approfitto però per informare che la prima parte del progetto, quella che riguarda i questionari di autovalutazione per gli studenti, è ormai a regime.


Gli insegnanti interessati possono fare richiesta di attivazione di un’area  per le proprie classi (il sistema è basato su Moodle) e gestirsi autonomamente, totalmente online, i questionari di autovalutazione sulla competenza digitale dei propri allievi.


Il target sono i ragazzi di 15/16 anni, del biennio degli Istituti Superiori: proprio i cosiddetti nativi digitali sulle cui reali competenze per comprendere davvero il mondo digitale nel quale vivono si nutrono seri dubbi…


Siamo in fase di beta-test anche per una serie di prove più strutturate, denominate prove situate. Chi fosse interessato a partecipare a questa fase ancora più…sperimentale, può contattarmi direttamente.



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