Da qualce mese io e il mio collega di sostegno, Salvatore Locanto, stiamo sperimentando l'ambiente di Scuola 3D,questo grazie all'opportunità offertaci da ABIWEB del ex IRRE Lombardia.
Per ora i bambini sono stati coinvolti solo marginalmente nella costruzione dell'ambiente dove io e il mio collega cerchiamo di approntare per il prossimo anno un ambiente adatto alla loro età, mentre sono autori del materiale che in un secondo tempo andremo ad inserire.
Ed ora veniamo al discorso che più ci premeva come è perchè coinvolgere i diversamente abili in questo progetto, inserisco una parte del progetto stilato da Salvatore:
L’esperienza del fare, per apprendere e per insegnare Imparare facendo è senz’altro una grande possibilità di imparare in maniera permanente. La peculiarità di queste azioni si pone per il fatto che scuola e vita possano intrecciare un maggior numero di legami (un grande web 2.0!).
La scuola di pensiero che trae origine da Dewey (per arrivare alla ‘riflessione in azione’ di Schön) pone l’accento pedagogico sull’esperienza, che diventa tanto formativa quanto l’esperienza stessa diventa significativa, aggiungerei.
Anche Freinet e i suoi studi sulla realizzazione del sé nell’ambiente, esplica in maniera chiara l’importanza di stimolare i tentativi individuali e di gruppo atti a soddisfare la intrinseca curiosità, insita in ogni essere umano. Perché non considerare allora la possibilità di un ambiente virtuale?
Se vogliamo, anche i principi pedagogici della Montessori rientrano a pieno titolo in questo discorso. Non possiamo dire forse che le varie sessioni di attività di SCUOLA 3D siano la traslazione delle “stanze dei giochi strutturati”? Dopo pochi giorni ho avuto la netta sensazione che ogni attività di creazione e comunicazione poteva essere vissuto come una “area di sperimentazione didattica”, ognuna con specifiche caratteristiche, dinamiche umane, aspetti contenutistici differenti, differenti metodologie e tecnologie impegnate.
Tocca all’insegnante-ricercatore-creatore e all’alunno-ricercatore-creatore riunirli negli aspetti operativi e strumentali, integrarli con quanto già si possiede nel bagaglio di conoscenze, abilità e competenze.
E’ certo che un siffatto modello formativo, capace di coniugare l’approccio teorico/conoscitivo con l’approccio pratico/operativo, si dimostra sicuramente un progetto formativo valido e coerente, e soprattutto capace di conferire il conseguimento di livelli istruttivi alti, in favore degli alunni diversamente abili.
Direi che in poche parole il collega è riuscito a dare l'idea di come scuola 3D possa essere un valido aiuto didattico anche per gli alunni diversamente abili