Maria Grazia Fiore :: Archivi del blog

febbraio 2007

febbraio 03, 2007

Non nascondo che la faccenda-SIAE mi ha fatto particolarmente riflettere in questi giorni, non solo per le sue implicazioni su chi (sigh!) progetta formazione in rete (magari realizzandola in luoghi "di libero accesso") o realizza prodotti multimediali ma soprattutto per l'incapacità/mancanza di volontà di vedere le cose con occhi diversi.

Da anni si sente ripetere la cantilena che i docenti devono cambiare, che il modo di fare scuola/formazione deve cambiare e poi si va a tagliare le gambe proprio a quelli che ci provano a fare le cose diverse, ad uscire dalla propria aula, ad avvicinarsi agli studenti e ai colleghi, offrendo loro importanti supporti di lavoro (oltre che il proprio tempo e le proprie energie).

Guardate un po' le tradizioni statunitensi in fatto di condivisione del sapere scientifico...

 Altro mondo... Comunque, nel mio girovagare meditabondo sulla rete sull'argomento, ho trovato questo interessantissimo documento di David Bollier dal cui titolo prende ispirazione questo articolo.

Qualche assaggio per invogliare la lettura...

"Il pubblico dominio è sempre stato considerato come un singolare deposito di cose usate posto alla periferia della società rispettabile. Secondo il pensiero comune, è il luogo in cui l’esploratore antiquario può trovare l’Isola del Tesoro assieme ai ragtime per piano di Scott Joplin che deperiscono accanto a libri, illustrazioni e musiche meritatamente dimenticati...

A causa dei nostri paraocchi concettuali sul pubblico dominio, i “massimalisti del copyright” sono stati in grado di aumentare la portata della protezione offerta dal copyright stesso in molti modi: estendendone la durata, introducendo nuove tecnologie che eliminano i diritti del pubblico legati all’applicazione del fair use, attaccando la dottrina del first-sale, che permetterebbe agli utilizzatori di condividere o rivendere copie acquistate di un’opera, e avvalendosi di sentenze giudiziarie che forniscono interpretazioni molto restrittive delle dottrine del copyright tradizionale...

Internet ha ampliato in modo radicale le funzioni tradizionali del pubblico dominio; se infatti un tempo quest’ultimo era considerato una vitale risorsa “occulta” per stimolare la creazione di opere destinate a diventare “di proprietà” (vale a dire tutelate da copyright), ora che i collegamenti di rete forniscono l’opportunità di creare, condividere ed interagire in modi sempre più articolati, esso è diventato ancora più vivace...

[Il pubblico dominio] non è semplicemente lo spazio in cui scarti di creatività ormai orfana vengono lasciati sul tavolo dopo che gli speculatori hanno ottenuto il loro profitto, né un agglomerato di opere arcaiche o frammenti regolati dalla dottrina del fair use. Per la maggior parte degli utenti di internet, il pubblico dominio è visto in un’ottica molto più estesa: come uno spazio per le comunicazioni libero e accessibile a tutti, aperto a nuova creatività e alla concorrenza, e in cui l’informazione può essere liberamente condivisa."

 

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febbraio 05, 2007

A detta di Stefano Epifani, "questa settimana sono due gli argomenti che hanno infiammato le tastiere dei blogger nostrani: l’uscita del nuovo Windows Vista e – ahimè – la nota vicenda di Silvio Berlusconi e consorte."

Mi ha divertito molto il fatto che, anche il nostro piccolo network, ha confermato la tendenza.

Devo dire però, che ad un veloce sguardo in giro, l'argomento Vista è sicuramente quello che si presta alle contrapposizioni più "arroventate", come potete leggere nel post di cui sopra.

Ai link segnalati da Stefano sull'argomento, ne aggiungo un paio.

Vista dall'alto  è un blog interamente dedicato alle "verità nascoste di Vista", tra cui, ad esempio, il fatto che iTunes non funziona con Vista.

Sull'argomento, leggo anche che le scuole inglesi bocciano Vista perché "non c'è alcuna funzionalità indispensabile nel prodotto" e inoltre "le problematiche tecniche, finanziarie e organizzative associate alla sua adozione prematura configurano la suddetta come una strategia ad alto rischio".

E, per par condicio, ecco un post su "Che cosa ne pensa di Vista la gente?", il cui autore commenta le risposte "più assurde" sull'argomento (a partire da un Thread su Yahoo) perché "odia la disinformazione" e "come primo Blog su Windows Vista italiano" pensa "sia il caso di far sapere a tutti come stanno le cose veramente".

Dopo aver letto tutto e il contrario di tutto, Vista non sembra essere in cima ai miei problemi, in questo momento. Quindi, per ora, desisto e lascio a qualcun altro l'onore e l'onere della scoperta.

Parole chiave: Windows Vista

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febbraio 10, 2007

... "siamo abituati a pensare al patrimonio di codici, testi e idee pubblicamente condivise solo in negativo: mentre i diritti di proprietà privata intellettuale sono rivendicati e sostenuti positivamente da individui e soprattutto da grandi aziende, il dominio pubblico è semplicemente quello che, per ora, ne rimane fuori. [...]

Secondo il giurista James Boyle, che ha organizzato la conferenza del 2001 alla Duke University, anche il dominio pubblico intellettuale deve essere definito positivamente, come è stato fatto con l'ambiente: 'l'invenzione del concetto dell''ambiente' mette insieme una serie di istanze altrimenti disconnesse, offre una visione analitica della cecità implicita nel modo di pensare precedente, e conduce alla percezione di interessi comuni ove prima non se ne vedeva nessuno. Come l'ambiente, il dominio pubblico deve venir 'inventato' prima di essere salvato.'

Oggi diamo per scontato che la natura sia un interesse di tutti e debba essere protetta. Si tratta, ora, di far capire che tutti noi abbiamo bisogno, per ragionare, per imparare e per creare, di un patrimonio comune di codici e di idee, cioè di un ambiente intellettuale libero. Questo ambiente merita di essere difeso almeno quanto la natura, dove vivono i nostri corpi, perché è l'ambiente in cui vivono le nostre menti.M. C. Pievatolo 

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febbraio 15, 2007

Alice grown big

Alice’s Adventures in Wonderland - 1866

Forse sarà perché la prima biblioteca che ho avuto a disposizione era quella dei miei nonni ma la passione per i libri antichi, con il loro profumo e la loro carta un po' ingiallita, non mi abbandonerà mai...

Nelle mie ricerche su materiali di pubblico dominio, come in una vecchia soffitta, scopro con entusiasmo siti pieni di illustrazioni di vecchi libri. Un patrimonio di inestimabile valore di proprietà di tutti, pieno di immagini miniate, acquerellate, caratterizzate insomma da una manualità che oggi difficilmente possiamo ritrovare.

Guardate questo acquerello di un libro del 1907, per esempio...

 Porte du Croux, Nevers

Oppure divertitevi a guardare i modelli "di grido"  nel 1860

o le cartoline con la pubblicità del cioccolato D'Aiguebelle del 1905

Ce n'è proprio per tutti i gusti...

Parole chiave: copyright, old book, pubblico dominio, public domain

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Segnalo velocemente:

1) il testo di un'interrogazione parlamentare originata dal caso del sito Homolaicus in cui si propone l'introduzione, nella nostra legislazione del concetto di Fair Use o «equo utilizzo» presente invece nella legislazione degli USA, che permette di pubblicare materiali sotto copyright senza autorizzazione, purché a certe condizioni ben definite (eccezioni ai diritti d'autore o diritti connessi).

2) l'esistenza di un'altra petizione (proposta da Altroconsumo), scaturita dalla sentenza della Cassazione n. 149/2007, che ha assolto due ragazzi che avevano scaricato e condiviso in rete file musicali, film e software coperti da copyright, e malamente interpretata dalla stampa.

Chissà se qualcosa si muoverà...

Parole chiave: copyright, petizione, SIAE

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