Non nascondo che la faccenda-SIAE mi ha fatto particolarmente riflettere in questi giorni, non solo per le sue implicazioni su chi (sigh!) progetta formazione in rete (magari realizzandola in luoghi "di libero accesso") o realizza prodotti multimediali ma soprattutto per l'incapacità/mancanza di volontà di vedere le cose con occhi diversi.
Da anni si sente ripetere la cantilena che i docenti devono cambiare, che il modo di fare scuola/formazione deve cambiare e poi si va a tagliare le gambe proprio a quelli che ci provano a fare le cose diverse, ad uscire dalla propria aula, ad avvicinarsi agli studenti e ai colleghi, offrendo loro importanti supporti di lavoro (oltre che il proprio tempo e le proprie energie).
Guardate un po' le tradizioni statunitensi in fatto di condivisione del sapere scientifico...
Altro mondo... Comunque, nel mio girovagare meditabondo sulla rete sull'argomento, ho trovato questo interessantissimo documento di David Bollier dal cui titolo prende ispirazione questo articolo.
Qualche assaggio per invogliare la lettura...
"Il pubblico dominio è sempre stato considerato come un singolare deposito di cose usate posto alla periferia della società rispettabile. Secondo il pensiero comune, è il luogo in cui l’esploratore antiquario può trovare l’Isola del Tesoro assieme ai ragtime per piano di Scott Joplin che deperiscono accanto a libri, illustrazioni e musiche meritatamente dimenticati...
A causa dei nostri paraocchi concettuali sul pubblico dominio, i “massimalisti del copyright” sono stati in grado di aumentare la portata della protezione offerta dal copyright stesso in molti modi: estendendone la durata, introducendo nuove tecnologie che eliminano i diritti del pubblico legati all’applicazione del fair use, attaccando la dottrina del first-sale, che permetterebbe agli utilizzatori di condividere o rivendere copie acquistate di un’opera, e avvalendosi di sentenze giudiziarie che forniscono interpretazioni molto restrittive delle dottrine del copyright tradizionale...
Internet ha ampliato in modo radicale le funzioni tradizionali del pubblico dominio; se infatti un tempo quest’ultimo era considerato una vitale risorsa “occulta” per stimolare la creazione di opere destinate a diventare “di proprietà” (vale a dire tutelate da copyright), ora che i collegamenti di rete forniscono l’opportunità di creare, condividere ed interagire in modi sempre più articolati, esso è diventato ancora più vivace...
[Il pubblico dominio] non è semplicemente lo spazio in cui scarti di creatività ormai orfana vengono lasciati sul tavolo dopo che gli speculatori hanno ottenuto il loro profitto, né un agglomerato di opere arcaiche o frammenti regolati dalla dottrina del fair use. Per la maggior parte degli utenti di internet, il pubblico dominio è visto in un’ottica molto più estesa: come uno spazio per le comunicazioni libero e accessibile a tutti, aperto a nuova creatività e alla concorrenza, e in cui l’informazione può essere liberamente condivisa."
Parole chiave: copyright, creative commons, petizione, pubblico dominio, SIAE
Inserito da Maria Grazia Fiore |

Ricerca full-text con GoogleCustomEngine
