Maria Grazia Fiore :: Blog :: Dalla scuola pensata alla scuola agita

aprile 12, 2007

Qualche giorno fa, dicevo alla mia ex-dirigente: Ho cominciato a fare l'insegnante in una scuola piena di speranze ed ora mi ritrovo a sopravvivere professionalmente in una scuola disperata...

Una scuola paradossalmente feudale nell'epoca della post-modernità, dove l'anzianità di servizio e la "protezione" del dirigente scolastico valgono più di qualsiasi curriculum professionale e di qualsiasi pubblicazione.

Dove i "distaccati" formano una casta di intoccabili, che si perpetua grazie a concorsi interni tagliati su misura per loro e per quelli che hanno la "prenotazione"...

Dove i fatidici Nuclei territoriali per l'autonomia sono spesso stati trasformati in cimiteri per elefanti, destinati ad accogliere dirigenti che fuggono dal loro ruolo ed insegnanti che si sono stancati di insegnare.

Dove quelli che fanno formazione (?) agli insegnanti, una classe non l'hanno mai vista e, se l'hanno fatto, il ricordo appartiene ad una scuola che non c'è più.

Dove la scuola elementare/primaria (non so neanche più come dobbiamo chiamarla) è stata mandata al macello con tutto il faticoso "lavoro sul campo" che, dall'introduzione dei moduli in poi, aveva contributo a delineare un nuova direzione nella professionalità docente: quella del lavoro di team.

Ed ora arriva il NEOPERSONALISMO/NUOVO UMANESIMO, scomodando addirittura Morin in persona!!!!

Scusatemi ma io NON CI STO!

NON CI STO a quest'ennesima presa in giro sulla "centralità della persona" e sulla "formazione del gruppo", con classi di prima con 27 bambini (dico v-e-n-t-i-s-e-t-t-e) incluse eventuali "piccole persone" in difficoltà e senza compresenze (per tacere dei numeri stratosferici alle superiori e del "tasso di promozioni" deciso in Finanziaria).

NON CI STO all'ennesimo "orizzonte di senso" che sa tanto di accademico, elaborato là dove chi insegna pedagogia "i ragazzi non ha bisogno di guardarli. Li sa tutti a mente come noi si sa le tabelline".[Scuola di Barbiana]

NON CI STO ad avallare una deriva personalistica che, nel fare scuola quotidiano, in queste condizioni di lavoro, si tradurrà (nella migliore delle ipotesi) in quella personalizzazione degli obiettivi giustamente paventata da Tirittico.

NON CI STO a banalizzare un'impostazione fenomenologica che non è alla portata di molti docenti e dirigenti.

Non ci sono solo gli ispettori e i professori universitari ad aver avuto la fortuna di conoscere Bertolini e di confrontarsi con lui che aveva - in primis - l'innegabile merito di "essersi sporcato le mani" con i ragazzi del Beccaria prima di teorizzare...

Se è vero, allora che "l’unica verità-per-l’uomo che conta davvero è l’insieme dei significati che egli contribuisce a costituire" [Bertolini], alla costituzione di  quali significati sono chiamati a contribuire i docenti a cui sono stati tolti gli spazi, i tempi e le risorse per fare il proprio lavoro?

Parole chiave: didattica, fenomenologia, scuola

Inserito da Maria Grazia Fiore |


Commenti

  1. Intervento arrabbiato . ..  bello . . . però devo andare a studiare bene di che si tratta, ancora non sono riuscito a formarmene una idea compiuta.

    Tu dici che non ci stai!  Bene , ma come si traduce questa posizione? Cosa possiamo fare per "non starci"? Alla fin fine, in qualche modo, noi che siamo sempre in prima linea, siamo costretti al tentativo di tirar fuori qualcosa di buono . . .

    Carlo Columba on domenica, 15 aprile 2007, 16:39 CEST #

  2. Se ti interessa, un buon articolo riassuntivo sui pasticci teorico-metodologici degli ultimi anni lo puoi scaricare da qui.
     
    Come non starci? Sicuramente non rifugiandosi nella teoria per chiudere gli occhi su una prassi che, nel concreto, rende impossibile l'attuazione di una seria progettazione educativo-didattica.
     
    La scuola dell'autonomia ha bisogno in primo luogo di sapere quanti e quali docenti avrà (per il sostegno, per l'integrazione, per lo svantaggio socio-culturale, per le supplenze, per la lingua straniera), quali tempi, quali spazi, quali strumenti per raggiungere i suoi obiettivi.
     
    Baloccarsi intellettualmente con il concetto di complessità non c'entra con tutto questo.
     
    Possiamo scriverci sopra tutti gli articoli che vuoi, costruire (sulla carta) bellissimi progetti e laboratori che ribattezzeremo secondo la terminologia ministeriale in voga ma i problemi sono altri.
     
    Ed è per questi problemi che i collegi dei docenti devono chiedere delle risposte prima di rimboccarsi per l'ennesima volta le maniche e fare finta che tutto ciò che c'è stato fino adesso non vale più. Anche perché, ormai, il fondo del barile è stato raschiato da tempo.
     
    Negli ultimi anni, come funzione strumentale e/o come collaboratrice ho dovuto contribuire all'invenzione di soluzioni organizzative al limite della fantascienza nel tentativo di mantenere uno standard qualitativo accettabile per la maggior parte degli studenti ma ora non ci sono più margini neanche per la "fantasia".
     
    Dunque, non mi indignerò neanche per la soluzione pasticciata e approssimativa che già si delinea ne "Il curricolo nella scuola dell'autonomia" ma solleciterò il mio collegio (ma non solo quello) a rifiutare ogni discussione in merito prima che sia chiaro come garantire un tempo scuola qualitativamente dignitoso, per chi insegna come per chi apprende.
      

    Maria Grazia Fiore on lunedì, 16 aprile 2007, 12:06 CEST #

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