Probabilmente l’unica autrice (almeno sul web) in grado di dare ancora un senso a Learning Object e e-learning, coniugando teoria (didattica e comunicazione) e pratica ( tips operativi). Il tutto con una buona dose di innovazione, creatività, coerenza e efficacia. Unico difetto: dovrebbe scriverne centinaia di questi post.
Dopo un decennio, i risultati si vedono… con buona pace per tutti gli Euroidealisti …
European projects are like the Eurovision Song Contest, countries send their least talented people to a contest that is best known as a parody of the real world and the output is woeful.
ELEARNINGEUROPA, EU4ALL, ERGO, ECLO, ELIG, EDEN, EFQUEL, EIFEL, EMDEL and on and on it goes…..Dozens of crap acronyms all staring with ‘E’ and hundreds of administrators, unread reports, AGMs, meetings and conferences.
Una interessante presentazione sul significato di insegnare oggi. Ben strutturata, validi contenuti, si fa apprezzare anche per l’utilizzo di Prezi, uno strumento online per creare presentazioni molto interattive e gradevoli (per certi versi molto meglio di Powerpoint).
Una delle poche novità ormai assodate in ambito e-learning è la diffusione di Moodle che, dopo aver colonizzato tutto l’ambito universitario e scolastico, ha investito anche i contesti aziendali e business.
Non è un successo da poco, perchè testimonia il valore raggiunto dalle soluzioni open source, confermando così i risultati ottenuti in altri ambiti da software come joomla, wordpress o drupal.
Un risultato importante che però non deve essere frainteso. Chi vede nella diffusione di Moodle il concretizzarsi di una didattica innovativa, meno legata ad un modello didattico trasmissivo, sbaglia di grosso.
La diffusione di Moodle nel contesto business ha poco a che fare con modelli didattici innovativi, ma è legata piuttosto alla grande flessibilità di questa piattaforma e alla sua evoluzione modulare - la famosa M di moodle - che ha permesso di risolvere esigenze anche molto diverse tra loro.
In definitiva: una vittoria informatica più che una vittoria didattica. Leggetevi Moodle: e-learning’s Frankenstein, avvincente ed ironica cronostoria del successo di Moodle per scoprire le fasi di questa evoluzione.
Scrivo poco da parecchio - forse troppo - tempo. Mi sono convinto che c’è poco da scrivere, che il panorama della formazione a distanza sia immobile o quasi, che le cose sono le stesse (circa) di un anno, due anni, tre anni fa.
Ma la mia è anche una precauzione: troppe rivoluzioni annunciate sono rimaste solo tali, al limite si sono prestate ad una nuova stagione di marketing, per agghindare gli stessi prodotti delle stagioni precedenti con nuovi incredibili slogan.
E qui insomma ci si può sbizzarrire: Open Education Resources, Rapid E-learning, Mobile learning, Social Learning, Learning design. Tutte cose che hanno funzionato poco, che non sono riuscite ad imporsi nella corrente main stream, o che comunque non hanno determinato quei cambiamenti radicali che il settore avrebbe bisogno, per risvegliarsi da una catalessi che dura da diversi anni. Tutte poi, sono state annunciate come estramente vicine, estramente sicure, per poi svanire nel nulla.
E dall’altro lato, nonostante tutte le campane da morto, suonate una dietro l’altra, sono rimasti sempre lì le solite soluzioni (almeno in ambito business) learning object implacabili e LMS imperituri.
Eppure qualcosa si muove. Ed è in quest’ultimo mese (quello dove ho scritto di meno, no, meglio, quello dove meno mi ha sfiorato l’idea di scrivere qualcosa) che stranamente ho maturato l’idea che le cose stanno cambiando o stanno effettivamente per cambiare. Lentamente e forse in modo duraturo. Ed è con molto piacere che dopo, aver letto l’editoriale di Elisabetta Cigognini (si 2 g, taci che ho controllato prima di pubblicare!) su Formare, ho pensato di non essere il solo a percepire un possibile cambiamento, e che forse è veramente la volta buona. Forse tra qualche mese, si parlerà di qualcosa di nuovo. E soprattutto si farà qualcosa di nuovo. Speriamo di non perdere il lavoro con tutte queste storie.
Di seguito un pò di articoli che mi hanno fatto frullare le idee..
(continua…)
Parafrasando i termini del Hype Cycle (1) di un nuovo fenomeno tecnologico, il mondo delle tecnologie educative è partito in quarta (technologicy trigger), è uscito dalla bolla speculativa degli entusiasmi iniziali (peak of inflated expectations), ha superato la fossa delle marianne (trough of disillusionment) delle cocenti delusioni della fase tecnocentrista, in cui bastava avere una piattaforma, dei LO e al massimo un forum per fare bene e-learning, per assestarsi negli ultimi cinque anni della nostra time-line (slope of enlightenment) in quello che viene chiamato il plateau della produttività (plateau of productivity), che qui chiamerei «plateau del buon senso»
This old story is playing out again. In additional to social learning, vendors are claiming to provide informal learning. Instead of email, you get blogs and wikis tacked on. This is akin to saying that word processors write novels: it’s hardly the whole story.
Now social learning is being picked up by software vendors and marketers as the next solution-in-a-box, when it’s more of an approach and a cultural mind-set
Per fare le cose fatte bene e’ necessario stare vicino al cliente, passare del tempo con lui e studiare insieme le soluzioni utili. Di conseguenza è anche un’attività difficilmente (o malamente) standardizzabile. E’ possibile standardizzare l’e-learning ma, generalmente, i risultati sono pessimi.
Quando parlo di contenuti co-costruiti dagli studenti, di contenuti che esauriscono la loro funzione non appena “costruiti”, mi riferisco alla tematica della rappresentazione della conoscenza costruita dalla persona che ha appreso. L’apprendimento è nel processo, non nel contenuto. Per apprendere bisogna “costruire” (*) usando i contenuti come strumenti.
Una situazione paradossale (forse unica?): molti finanziamenti, pochi esperti. Questo in sintesi il report di Tony Bates, che ha tenuto diversi workshop in Arabia saudita e racconta in un post la sua esperienza.
Aldilà dei petro-dollari, che a livello didattico tutto sommato hanno una valenza relativa, la parte più interessante, che giustifica in pieno la lettura del post, è quella che riguarda il ruolo delle donne all’interno delle università arabe. Vera formazione a distanza, anche in presenza.
The original arrangement had me with my computer and my Saudi male colleague sitting behind a screen at the end of the room, with the 25 women and the projector on the other side of the screen. A personal view of e-learning in Saudi Arabia - Tony Bates
“The lectures are livelier than textbooks. They provide the sense of a human touch, though they lack the interactivity of a tutor. But mainly they’re free and available 24 hours a day.”
Ormai si è chiusa anche la mostra qui a Milano. Per chi non è riuscita a vederla - come me - vale la pena ascoltarsi la fantastica trasmissione di Radiodue Alle Otto della sera condotta da Odifreddi.Veramente appassionante.
Post di politica. Purtroppo siamo arrivati a questo punto.
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Pecorella: “Il premier dev’essere superiore ai ministri”.
Pensare che una frase del genere potrebbe anche passare inosservata fa venire i brividi. Perchè, a sapere bene tutta la storia, c’è da rimanere allucinati dal senso grottesco che pervade questa vicenda. Chi è Pecorella? Siete sulla buona strada, questa è la domanda giusta: chi è Pecorella? La risposta la trovate qui sotto, complicata, surreale e incredibile. La banalità del male.
Andiamo a ritroso…
Il 2 Agosto 2009, viene annunciata un’interrogazione parlamentare dopo gli scontri Pecorella-Saviano(!!). La ragione: Saviano ha accusato Pecorella, presidente della commissione di inchiesta sulle eco-mafie (!!!), di aver gettato ombre sull’origine dell’omicidio Don Peppino Diana. Pecorella non è sicuro sul movente dell’omicidio: sicuramente per mano della camorra (!!), ma forse non legato all’impegno di Don Peppino contro la camorra. Potrebbero esserci altri moventi. Gelosia. Armi. Depistamenti.
Panico. Ma di cosa stiamo parlando? Una persona si impegna contro la camorra, la camorra lo fa fuori, però “È inutile che costruiamo delle fantasie sulle ipotesi”? Eh?
Saviano, che lo si sente una volta ogni 6 mesi, scrive un articolo a Repubblica. Decide (!!) che deve difendere Don Peppino e la sua memoria. Nella lettera di Saviano la vicenda trascende: Pecorella è stato l’avvocato difensore del camorrista Nunzio di Falco, il mandante dell’omicidio di Don Peppino (!!).
Lui, avvocato difensore di un cammorrista (condannato all’ergastolo), Presidente della commissione sulle Eco-Mafie, mente “giudiziaria” del PDL, lui scivola su una banana e mette in dubbio l’omicidio di Don Peppino. Il processo non era stato equo?
Non si può far credere (agli insegnanti, agli studenti, alle famiglie, alla società) che la nostra scuola stia migliorando grazie a massicce iniezioni di tecnologie
Flavio Mucciante neodirettore di radiodue, ha deciso di riposizionare radiodue. Riposizionare (!!) eliminando una delle poche trasmissioni di grande spessore culturale, che può gareggiare tranqulillamente con quelle della BBC: alle otto della sera.
Ma che cos’è alle otto della sera??
Alle otto della sera è una trasmissione radiofonica di approfondimento culturale, affronta argomenti che spaziano dall’arte alla storia. Hanno partecipato alla trasmissione esperti di ogni tipo, storici, filosofi scienziati e giornalisti. Un esempio raro di trasmissione culturale valida e seria.
A causa di un calo degli ascoltatori, il comitato RAI ha cambiato i vertici delle reti radio. Radio due è andata a Flavio Mucciante, che decide di stravolgere il palinsesto cancellando Alle Otto della sera. Sul forum rai molti utenti manifestano risentimento ma le promesse del presidente sono molto evanescenti…
.. Flavio Mucciante nominato direttore di Radiodue e condirettore del Giornale Radio Due; ..
Messaggio sul forum radiorai 08 /09/2009
Mi aspettavo Odifreddi e Newton. Invece la trasmissione (Alle otto dela sera ) e’ stata sospesa. Come mai?
Risposta di Flavio Mucciante ad un lettore che chiedeva informazioni:
Gentile ascoltatore, La ringrazio dell’attenzione con la quale segue i
nostri programmi. Sulla qualità della trasmissione “Alle otto della
sera” concordo con Lei. La nostra missione editoriale è però diversa,
maggiormente differenziata rispetto al passato. Così questo programma
risulta stridente rispetto al resto del nostro palinsesto. Piuttosto
che chiuderlo , ho preferito ,in un primo tempo, dare a questo spazio
cadenza settimanale,consentendo agli affezionati di poterlo seguire su
Internet. Mi farò immediatamente portavoce della sua istanza con il
Direttore di Radio3, un canale che ha la cultura come punto centrale
della sua offerta. Spero altresì che Lei continui a seguirci e a
segnalarci puntualmente le Sue osservazioni, come ha fatto in questa
occasione. La saluto con simpatia
Le conseguenze
Il problema non è “Alle Otto della sera chiude”. Il problema è che chiudono una trasmissione di alto livello culturale, all’interno di un panorama a dir poco straziante. Bisogna fermare i responsabili. E il responsabile c’è: Flavio Mucciante. Sta distruggendo le ultime tracce di cultura che radio e TV sono in grado di offrire senza dare alcuna alternativa, mentre insieme seppellisce l’idea di un servizio pubblico sul modello della BBC. Che vergogna!
Cosa fare?
1. Partecipate alla petizione contro la chiusura della trasmissione.
2. Sul forum di radio rai mariu ha scritto il testo di una mail da inviare a Mucciante; riporto il suo messaggio di seguito.
”
Cari amici, trascrivo la lettera che ho inviato al neodirettore di Radio2, Flavio Mucciante, f.mucciante@rai.it L’ho scritta perché penso sia utile e civile esprimersi in modo che chi sceglie cio’ che ascolteremo sappia come la pensano alcuni (forse molti) di noi.
Invito tutti a non restare in silenzio mariu Caro Direttore, immagino non sarà sfuggito all’attenzione sua e dei suoi collaboratori il rumore che in questi giorni si sta levando nei forum di Radio2 e Radio3 “I nostri podcast”.
***
Causa: la costatazione che nel palinsesto di Radio2 è stata drasticamente “ridimensionata” una delle trasmissioni piu’ ascoltate e scaricate in podcast: “Alle otto della sera”, sostituita dal lunedi’ al venerdi’ da un’altra trasmissione di intrattenimento e curiosità varie, “Decanter”.
Non mi permetto in questa sede di esprimere un giudizio di valore sulle due trasmissioni, ma mi sento spinta a a domandarmi, e a domandarle, quale sia la “politica culturale” che determina tali cambiamenti.
Quale e quanta sia la considerazione in cui sono tenuti gli utenti cui nulla viene illustrato, e che costantemente sono messi di fronte a incomprensibili “fatti compiuti”.
Non ignoro che gli ascolti delle reti radio Rai sono in consistente calo, come si puo’ (non molto) agevolmente leggere sui siti che si occupano di radio (un esempio per tutti http://www.primaonline.it/2009/06/16/72012…e-ripensamenti/ ) ma mi chiedo, e le chiedo, se sopprimere programmi come “Alle otto della sera” costituisca il piu’ urgente ed efficace rimedio.
Credo sarebbe molto apprezzato un suo anche minimo cenno, rivolto forse a una minoranza di ascoltatori, ma una minoranza fedele e, a mio modo di vedere, in costante aumento.
La ringrazio dell’attenzione, nella fiducia che verrà riconsiderato il palinsesto di Rai Radio2 e che sarà possibile riconfermare l’appuntamento di “Alle otto della sera”.
Internet è una realtà consolidata per molte persone. Molti hanno un’idea precisa di internet, della sua utilità, delle sue potenzialità. Libertà, creatività, innovazione, democrazia: internet è un pò la somma di tutti i valori che segnano gli ultimi decenni. Tutte qualità che diamo ormai per scontato.
Ma siamo sicuri?
Non potrebbe essere stato l’esito di un evoluzione più incerta ed instabile, per certi versi fortuita? Poteva essere completamente diverso, oggi? E soprattutto potrebbe cambiare radicalmente in futuro?
Rispondere a questa domanda non significa dover, per forza di cose, leggere un lungo saggio in inglese, visionario e forse un pò noiso , magari distribuito gratuitamente su internet. Assolutamente no. Perchè gli indizi per rispondere a questa domanda sono già intorno a noi e li conosciamo molto bene. Sono i fallimenti che negli ultimi 5 anni gli operatori mobili stanno collezionando, propinando servizi wap come l’oroscopo, le previsioni del tempo, le notizie in tempo reale (!?) e via dicendo. Sono gli mms, che nessuno ha mai inviato o ricevuto, nonostante una campagna pubblicitaria incessante (mms!!). Tutti servizi calati dall’alto, dove l’innovazione è bassa, l’utilità minima, il servizio poco efficace. Internet poteva essere così. O qualcosa del genere.
The Future of the Internet—And How to Stop It non è un saggio noioso, ed è meno visionario di quanto il titolo dia da pensare. Comprendere perchè internet è così come lo conosciamo significa osservare la storia della sua nascita, l’evoluzione del PC e poi delle reti, un’evoluzione meno scontata e con più alternative di quelle che si crede. Significa riconoscere le condizioni che ne hanno permesso lo sviluppo e l’evoluzione, individuando i rischi che possono deteriorare la sua efficacia.
The Future of the Internet—And How to Stop It è il racconto appassionato di 100 anni di informatica, ed affronta questioni centrali come privacy, sicurezza, generatività delle rete. Una storia avvincente, troppo rilevante per non conoscerla.
E’ di questi giorni la notizia che Vodafone opera differenze tra il tipo di traffico gestito via cellulare. Una scelta con tante implicazioni, molto negative, soprattutto se esaminate attraverso i concetti espressi nel saggio.
Un ironico ma onesto David Wiley descrive non solo il fallimento di un concetto, ma ancora più quella di un modello (con buona pace di tanti progetti). Riusablità. La Wikipedia, per ora, non incontra i Learning Object.
Perhaps the most frequent criticism I hear is that “reuse and adaptation are happening other places (outside the Connexions repository), you just can’t see them.” This line of thinking turns my mind to the construct we call “dark matter.”
Governor Arnold Schwarzenegger today launched an initiative to make California the first state in the nation to offer schools free, open-source digital textbooks for high school students.
Checche se ne dica , la lista di Learning Object pubblicata dal Rapid Learning Blog è veramente interessante. Un sacco di esempi, anche molto divesi, tutti però fatti con Articulate.
Neofita di facebook, non mi sono fatto ancora un’idea precisa su il suo utilizzo nella formazione. Propendo per considerarlo uno strumento tra altri strumenti, un’ulteriore canale di dialogo con gli utenti, più diretto e informale.
Per approfondire, consiglio di dare un’occhio al gruppo “Didattica in Facebook. No grazie“. Aperto dall’instancabile Gianni Marconato a gennaio del 2009, raccoglie già numerosi interventi su questo argomento. Cito i più interessanti.
FB è tuttavia importante a questo punto considerato il proposito più ampio di “uscire” dalla classe. Io penso che chi insegna oggi debba uscire dalla classe. Penso che per ridare senso e dignità ai momenti di vita in classe se ne debba fare un uso molto più parsimonioso e focalizzato…
Caterina Policaro Io mi convinco sempre più che è uno strumento, un canale, un modo per restare in contatto e creare relazioni. Sulla relazione si può fondare l’apprendimento…
… credo sarebbe un controsenso “obbligare” i propri studenti ad iscriversi su FB e, magari, obbligarlia a fare specifice attività. O, forse, è l’unico modo per rovinargli la freschezza delal vita in FB e farli smettere. Io preferirei farmi trovare da loro su FB e far condurre la danze da loro
I miei ragazzi di openuni hanno attivato un gruppo… intanto li osservo, poichè sono anche miei amici, invitare altri e scrivere sulle loro bacheche. utilità finora? mi trovano echattano per piccole cose e consigli. didattica strutturata? ehi, ma se strutturiamo l’informale, che informale è?
… Infatti , rispetto alla piattaforma appare molto più intuitivo ed accessibile.Tutti gli utenti accedono con una certa frequenza alla propria pagina ed in questo modo possono tenersi informati circa l’andamento e le attività didattiche del corso.
… Ho provato ad usare FB x edu, ma ci sono alcuni problemi…. 1) Non è facile da usare. 2) E’ fatto per vendere pubblicità. Gli spazi a dx sono sempre pieni di ‘richiami’… 3) E’ lento. Spesso. 4) E’ sempre aperto a tutti: si vedono in chat tutti gli amici e i loro interventi; ok per l’impiego ’sociale’ di svago, meno per la didattica.
… usare la leva della curiosità, del “divertimento” (imparare giocherellando …), del usare uno strumento perchè avvicina anche gli insegnanti “vecchi” ai giovani ha il fiato corto e dopo poco si torna punto ed a capo. Ma, mai dire mai
I stumbled across this on a writer’s blog today: “Officially, I’m now an Instructional Designer. A fancy term for writing training material.” [Blog link not provided to protect the innocent].