Lorenz :: Blog

novembre 11, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/11/12/ancora-sull-univer

ma perché tutti devono andare all’Università? C’è chi proprio non è tagliato per studi superiori (che difatti si sono «abbassati» per accoglierlo). Nemmeno è vero, poi, che il lavoro «terziario » dia più felicità. Anzi. Più si moltiplicano gli attestati cartacei che creano alte aspettative, e più creiamo legioni di scontenti senza lavoro, o costretti a un lavoro che considerano indegno del loro rango.


Giovanni Sartori - Corriere della sera - Via Agatimario


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novembre 03, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/11/04/direzioni-da-cambi

Giorni di riforme senza senso, manifestazioni oceaniche, interessi di parte, rivendicazioni illuse contro un futuro sempre più incerto. Eppure, l’impressione è che tra breve rimarrà ben poco, il vociare confuso lascerà  spazio ai soliti - altri- problemi. Prima di tornarci, meglio trattenere un pensiero:


… L’OCSE ha individuato da molti anni nella scuola uno dei principali settori in cui tagliare la spesa pubblica, sulla base di un ragionamento molto semplice: i sistemi scolastici attuali producono troppe persone qualificate rispetto a quelle che sono le esigenze delle moderne società di mercato


… Infatti a cominciare dagli anni settanta, dopo due decenni di crescita, la percentuale di lavori qualificati si è stabilizzata, mentre la scolarità superiore continuava a espandersi.


…Allora viene suggerita una politica che apparentemente affermi una volontà di riforma della scuola, ma che nella sostanza tagli i fondi e lentamente dequalifichi la didattica e trasformi la maggioranza delle scuole in immensi oratori mal gestiti.


Nazione Indiana via -l’immancabile- blog nella didattica



Meglio essere consapevoli, alle prossime proteste, di quanto sia radicale il problema, di quanto sia permanente, di quale sia la sua vera entità.

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settembre 22, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/09/22/previsioni-meteo/

Commentare un blog con il quale si è in disaccordo è ritenuto persino insensato; ma se per esempio non siete d’accordo con Ito, è molto più sicuro postare le osservazioni sul vostro blog – “ti ho bloggato” – ma la possibilità che qualcuno come Ito possa rispondere è prossima allo zero. Ecco il limite dei blog. Molti blog eliminano del tutto la possibilità di rispondere, in particolare i diari delle celebrità e i blog degli amministratori delegati, scritti e gestiti da redattori professionisti.


Giacomo mason riporta il libro Zero comments via http://aggiornamento.splinder.com



Le persone cambiano, mutano interessi, talvolta si dedicano ad altro. Qualche sera fa parlavo con Giuseppe Granieri la cui attivita’ di blogger e’ andata ampiamente riducendosi in questi anni. Nel suo entusiasmo di cui mi diceva per le cose nuove che si possono fare “altrove in rete” io vedo solo segnali positivi, ben diversi dalla descrizione della Caporetto attualmente in corso.


Mantellini e le nicchie



E l’elearning? Twitter? Tutti gli altri strumenti? Chissà…

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settembre 16, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/09/16/ma-avanti-dove/

A me non sembra tanto intelligente:



  • far pagare i libri scolastici a chi compra un computer o un cellulare. O attiva una connessione Internet. Perchè non un altro settore ? (tipo le partite di calcio: io non le seguo…)

  • pensare di risparmiare pagando i computer invece dei libri di testo

  • non accennare nemmeno alle disparità che si potrebbero verificare tra gli studenti (il mio computer si accende dopo 10 minuti, non ho MS Office, mi manca il dizionario di inglese…)

  • non accennare nemmeno alla questione didattica (ma lo facciamo solo per risparmiare?)


Ma forse la proposta qualche lato interessante ce l’ha. Magari in questo modo molti insegnanti si accorgono che esistono le Open Education Resources, risorse didattiche gratuite che possono migliorare grazie al lavoro di tutti. Così non comprano più i libri dagli editori.


Chi è causa del proprio mal….


PS


Se dovesse passare la proposta consiglio di iniziare da Wikijunior:World at work, un affascinante viaggio tra i lavoratori del mondo. :)

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settembre 13, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/09/13/edere-e-boschi/

Non mi sono iscritto a CCK08, perchè onestamente non mi sembrava di avere tempo. Pensavo ad un rientro dalle ferie - brevissime tra l’altro- drammatico. E poi sono anche un pò allergico  alle iscrizioni e agli impegni che esse comportano. Mi angustia, l’idea di non poterli rispettare. Comunque, memore del corso precedente - a cui ovviamente non mi ero iscritto - so che anche se non ti iscrivi, qualcosa lo puoi sempre fare, a seconda di impegni ed interessi. Questo un -brevissimo - contributo alla week one.


***


Ho sempre immaginato l’apprendimento come ad una pianta. Più in particolare, come un’edera, che cresce cercando gli appigli attorno a se: più appigli ci sono più la pianta è solida, più può continuare a crescere. Così, leggendo questo post - Does learning Grow or is it build? - non posso fare a meno di piegare verso la prima ipotesi.


Tuttavia, non avevo mai pensato come questa metafora potesse uscire dalla sfera personale - io, il mio apprendimento - e riversarsi all’esterno - le persone che conosco, il mio network -. Improvvisamente mi è più chiaro il isignificato della parola “connectivism”, e inizio ad immaginare quali prospettive potrebbe avere.


If you’re connecting it to existing knowledge, isn’t that sort of like a new branch growing from an existing tree?


Penso: come sono arrivato a tutto questo? Forse ci sono arrivato proprio come ne ha parlato Andreas, passeggiando in mezzo al bosco. Bravo Andreas, un immagine veramente bellissima!

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settembre 07, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/09/07/buon-cck08-a-tutti

Dopo la prima settimana di riscaldamento, lunedì parte il corso Connectivism & connective knowledge“. 1400 partecipanti da tutto il mondo, completamente gratuito, diretto da George Siemens e Stephen Downes: nel suo genere, un evento unico ed eccezionale, di sicuro da ricordare. Anche l’Italia sarà presente: una delegazione della community Ltever ci terrà aggiornati sul procedere del corso: buon lavoro ragazzi!

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agosto 29, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/08/29/e-tu-quali-applica

Dopo l’elenco di Zaidlearn, anche Stephen Downes ha stilato la lista di applicativi che utilizza. O forse sarebbe meglio dire non utilizza, visto che critica la maggior parte delle applicazioni oggi più diffuse. Da Gmail fino a Delicious, con in mezzo Google Reader, Ning e Moodle, nessuno viene risparmiato.


I motivi?


Vari e eterogenei, anche se in linea generale traspare una certa diffidenza nell’affidarsi a servizi terzi, gestiti da aziende i cui interessi potrebbero prima o poi contrastare con quelli dell’utente.


Certo, seguire le idee di Downes è difficile, se non impossibile per la maggior parte degli utenti. E non potrebbe essere altrimenti: lui, i software se li programma da solo. Ma qualche ragione ce l’ha, e personalmente mi vengono i brividi a pensare allo strapotere di google, che controlla molti degli applicativi che utilizzo tutti i giorni.


PS:


Ironico il motivo che giustifica il non utilizzo di Moodle: “Non sono una persona da LMS”


Link:


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agosto 22, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/08/22/cathy-moore-e-i-le

imageCome migliorare la progettazione dei corsi e-learning. Questo il tema della video intervista di Clive Shepard a Cathy Moore. E i suoi non sono di certo consigli da poco: il blog di Cathy, Making Change, è sicuramente uno dei blog più interessanti che riguardano la progettazione di courseware e Learning Object,una boccata d’aria fresca in un panorama rigido e stantio come quello dell’elearning per le aziende. In modo coinvolgente e originale, Cathy mostra come utilizzare in modo corretto learning object e courseware, indicando diversi principi e regole da rispettare.

Ma quali sono questi principi? Rispetto al blog, la video intervista ha il vantaggio di affrontarli in modo organico e sistematico. Vediamo in sintesi i più importanti.

1. LMS: questo è il problema


Chissà, forse molti storceranno il naso di fronte a questa osservazione. Ma  Cathy risolve la questione con una metafora azzeccata (e divertente):


if you have a hammer everything start looking like a nail


if you have a LMS every solution start looking like should be a course



Già, perchè rispetto al solito corso, spesso è più utile un sito web di supporto, uno spazio nella intranet aziendale, un’email o un workshop.

2. Distinguere le informazioni.

Ci sono informazioni e informazioni: non tutte devono essere inserite all’interno del corso. Meglio limitare il corso alle informazioni essenziali, rendendolo così più efficace. Le altre, possono essere contenute nella intranet aziendale, in modo da poter essere consultate in modo rapido e sicuro, magari all’interno dell’intranet aziendale. Stranamente questa idea è poco gradita a responsabili e committenti.

3. Dare più fiducia agli utenti.

Continuando il punto precedente, spesso, dopo aver inserito tutte le informazioni immaginabili, si blocca la navigazione del corso, così da costringere gli utenti a seguire l’intero corso. Annoiando ancora di più chi apprende. Incisiva l’idea di Cathy:


better learner are smart



Formare del resto, non significa programmare il cervello di chi apprende.

 

Per saperne di più:

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agosto 20, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/08/20/apprendere-online/

A domanda, risposta: logica semplice e piana che produce questa sequenza di strumenti, con intenti più o meno didattici, sicuramente gratuiti. Molti li conoscete già, magari qualcuno vi manca.


 


101 Free Learning Tools
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luglio 25, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/07/25/a-che-cosa-serve-l

Una semplice risposta.





The video above is an excellent illustration of some key points concerning instructional design.  Imagine the video was the content of an elearning course.  There’s a lot of information and a lot going.  If you sat the learner down in front of the video and offered no guidance, who knows what they’d focus on? 


Tom Kuhlmann - What Everybody Ought to Know About Instructional Design



Per approfondire…


Rapid e-learning blog

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giugno 25, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/06/25/medicina-figurativ


Mai più ricette mediche improprie o eccessive. Questo l’obiettivo di VCM (Visualisation des Connaissances Médicales - Visualizzazione della conoscenza medica-), un nuovo linguaggio iconico rivolto ai medici, in grado semplificare la lettura delle controindicazioni nei medicinali.


Più efficiente e rapido di quello testuale, VCM, oltre ad essere un’ applicazione pratica di infodesign, è anche un ottimo esempio del rigore logico con cui si crea un linguaggio figurativo.


Come funziona VCM?


Come ogni grammatica, anche VCM  utilizza degli elementi di base in grado di combinarsi tra loro come forme, colori e simboli.


Qualche esempio di combinazione:


image Dolore  + imageCervello  = imageMal di testa


 


 


image  Stato patologico + image  Cuore =   image  Infarto


 


Utilizzando specifici simboli è possibile costruire inoltre vere e proprie frasi, come questa:


image


Se il paziente soffre di infarto, allora (la freccia) non deve utilizzare questo farmaco (il box con la X).


Efficacia?


Notevole, almeno secondo i test condotti: tempi di lettura dimezzati, come dimostra questo grafico.


Non sono un’esperto di medicina, nè ho studiato a fondo questo linguaggio, ma guardando questa immagine ci posso pure credere….


Per approfondire…


Articolo che spiega e introduce il linguaggio:



Vera e propria grammatica di VCM, con tutti i simboli spiegati:


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giugno 22, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/06/22/2-volte-2/

 


Tecnologia o metodologia? Chiara ed incisiva la risposta in questo video.


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giugno 02, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/06/02/rapid-e-learning-b

Clive Shepherd ha pubblicato una video intervista a Tom Kuhlmann, autore del Rapid Learning blog.

Clive è un consulente e-learning inglese, gestisce il blog Clive on learning. Sul suo sito sono disponibili diversi pdf legati all’e-learning, più un intero corso sull’ E-learning e la progettazione didattica. Dateci un occhio, se non l’avete mai visto.

Tom lavora nell’ e-learning da 15 anni, e gestisce il blog per conto di Articulate, software house e-learning. Oltre agli ottimi articoli, iscrivendosi alla newsletter si può scaricare una breve guida al Rapid Learning.

L’intervista è interessante e vale la pena ascoltarla. Oltre a fare un quadro sul Rapid Learning, Tom spiega i motivi del suo successo, a partire dai problemi pratici che il blog affronta, fino all’assenza di pubblicità per i prodotti Articulate. Aspetti che dovrebbero essere considerati da tutte le aziende con un blog. Tutto sommato, non è semplice ottenere questo risultato ed il blog di Tom è una notevole eccezione.

Ma non è solo una questione di capacità, a spiegare questo successo c’ è anche un crescente interesse per la progettazione ID. Ma qual’è la causa di questo interesse? Il progressivo diffondersi di strumenti rapid e-learning, ha coinvolto anche formatori e esperti della materia, senza competenze specifiche nell’ e-learning. A loro il blog si rivolge: un obiettivo azzeccato.

Comodo il formato della video intervista: un breve video su you tube per ogni domanda.

Link:


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maggio 31, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/05/31/facciamo-un-break-

Non so voi, ma You tube sta diventando sempre di più la mia radio. Questa la mia compilation personale.


Mouse sulla finestra e ci si muove nella playlist. Quali sono le vostre?


 



 


Da non perdere:


Moretti e Ti vengo a cercare

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maggio 16, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/05/16/bando-progetto-tri

Scade il 3 giugno il nuovo bando per ProgettoTrio. Se avete messo da parte XXX.XXX euro, forse potreste farci un pensiero (è solo la caparra). In prospettiva però potreste contare su una commessa da X.XXX.XXX euro. Insomma, tanti soldi. Buona parte destinati alla produzione di contenuti didattici digitali. Learning Object, secondo il modello tradizionale e canonico.


Ma tentare qualcosa di più rischioso non si poteva? Insomma negli ultimi anni sono nati e cresciuti nuovi modelli di formazione a distanza (blog wiki Youtube OER e via dicendo). Perchè non si è provato a prendere spunto da altre esperienze internazionali (OpenLearn, Connexions ect.) o nazionali (SLOOP)? Perchè non si è cercato di seguire un modello più aperto e sociale, invece di chiudere tutto dentro ad una piattaforma (tra l’altro proprietaria: SABA).


Non ho una buona opinione sui prodotti di progettoTRIO: a livello tecnico la qualità e molto bassa, a livello pedagogico mi sembrano poco efficaci e discretamente noiosi. Capisco che questo in parte sia legato a requisiti tecnici e teorici da rispettare, ma penso che, se si vuole ottenere qualità nella formazione, bisogna tentare di cambiare modello.


Forse sono eccessivamente negativo, e sicuramente progetto TRIO ha molti lati positivi. Rimangono soldi pubblici, spesi in tempi difficili.


Qui il bando:


http://www.rete.toscana.it/sett/orient/fp/faref.htm

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aprile 27, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/04/27/conversare-con-i-b

In ultima analisi credo che il blog sia un ottimo strumento per raccontarsi e per raccontare quello che si pensa, ma un pessimo strumento di discussione e di conversazione


Siamo proprio sicuri che il blog aiuti la conversazione?




Affermazione condivisibile e ben giustificata. Ma allora perchè utilizzare un blog in un corso? Probabilmente altre motivazioni si affiancano. Ad esempio, condividere e diffondere la conoscenza. Sarebbe utile fare un pò di ordine, sistematizzando obiettivi ed intenti. Soprattutto per chi già ci sta provando. Andreas Mariagrazia, cosa ne pensate?

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aprile 13, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/04/13/infographics/

Elliance è un’azienda di web marketing: una sezione del sito raccoglie grafici e schemi che spiegano i meccanismi del del SEM (search engine marketing).


Che l’argomento interessi o meno, il sito è da vedere e rivedere: gli schemi sono molto chiari e curati, in più ogni settimana ne viene aggiunto uno nuovo.


Link:



> Knowledge SEO Infographics


Immagine

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aprile 04, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/04/04/perch-i-centri-di-

Questa riflessione nasce da  commento di Alberto sul blog di Gianni. Premetto, è un opinione molto personale e probabilmente parziale. Sarebbe interessante da discutere.


Cito:


ANZI sto incontrando aperture notevoli e stimolanti - nei confronti dell’elearning ndr - . Solo che le incontro in ambito aziendale e non (come sarebbe lecito aspettarsi) in quegli enti che occupandosi di formazione dovrebbero essere i primi a sollevare questioni di metodo e didattica.



Onestamente mi sarei sopreso del contrario. Dati alla mano, ci sono ben pochi centri di formazione che fanno anche Elearning. Del resto i global player, le aziende che offrivano un pacchetto integrato, elearning + formazione in presenza sono rapidamente scomparsi, ritornando sui propri passi.


Ma perchè? Per comprenderlo bisogna fare un passo indietro e chiarire un concetto. Il termine elearning raccoglie ambiti della formazione a distanza profondamente differenti. Lo si usa per comodità, perchè ormai è entrato nel linguaggio comune e forse è meglio così, piuttosto che rischiare una selva di termini astratti e incomprensibili. Perdipiù questi due ambiti -elearning 1 e elearning 2 -,  si integrano poco pure tra di loro. Chi opera nel primo, spesso non opera nel secondo e vicerversa. Quindi, per rispondere alla domanda “Perchè i centri di formazione non fanno elearning”, è meglio considerare i due ambiti in modo separato.


Elearning 1


In questo ambito ci sono i learning object. Un azienda che opera in questo settore, avrà a disposizione dei progettisti che scrivono i corsi e dei programmatori in grado di realizzarlo. Un centro di formazione, ovviamente, non ha a disposizione queste competenze, quindi - come è ovvio - non fa elearning. Si potrebbe obiettare che un centro di formazione potrebbe limitarsi solo alla progettazione, e lasciare lo sviluppo ad un’azienda esterna. Ma non è così. Infatti, come già detto, i learning object hanno a che fare fino ad un certo punto con la didattica, per il resto sono più orientati alla comunicazione. Si può ben fare un learning object, rispettando tutti i principi didattici che si vuole, ma se poi il corso è noiso, i testi audio e video poco azzeccati, le interazioni complesse e frustranti, è difficile che possa essere efficace. Sono competenze diverse rispetto a quelle richieste ad un formatore in presenza.


Rimane un ultimo punto: perchè un centro di formazione non compra, e poi propone ai propri clienti i Learning Object. Non conosco bene le logiche di mercato, ma mi viene in mente un esempio. I manuali, che so cucina, sotria, etc., dove li compri? Chi li produce? I centri di formazione? Ovviamente i manuali li compri in libreria e li producono le case editrici, semplicemente perchè questo è il loro lavoro. E poi, perchè ci dovrebbe essere un ulteriore intermediario? Non conviene alle aziende rivolgersi direttamente alle aziende Elearning?


Elearning 2


Qui non si parla più di Learning Object. Si parla di collaborazione, di interazioni tra gli studenti e il docente attraverso forum, wiki etc. Questo campo ha un taglio sicuramente più pedagogico: in ballo ci sono le attività didattiche, lo studente deve essere seguito, e via dicendo. Onestamente questo settore lo conosco  poco, ma alcuni spunti di riflessione pure mi vengono in mente. Ad occhio, mi sembra che università ed aziende preferiscano gestire internamente questa tipologia di attività. Preferiscono non rivolgersi ad aziende esterne, ma controllare il processo da vicino. Non conosco bene i motivi, e probabilmente ce ne sono più d’uno: risparmio, migliore visione strategica, migliore controllo sulle informazioni aziendali, chissà…


E’ un opinione debole, e sarei molto curioso di sentire le impressioni di chi ne sa di più. Dico debole, perchè penso che sia più efficace un centro esplicitamente dedicato a questa attività,  che potrebbe raggiungere migliori risultati con maggiori risparmi. Del resto come Gianni indica, il risultato di questa situazione è un insieme di pre-precari poco motivati. Invece i modelli efficaci, nascono in modo indipendente, come spiegato in questo dibattito dell’economist.

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marzo 30, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/03/30/radio-rai-scaricar

Un vasto archivio di programmi radiofonici, tutti di ottimo livello. Il sito Radio Rai permette di ascoltare online buona parte delle trasmissioni realizzate durante gli ultimi anni. Considerati i temi trattati, come storia, scienze o letteratura, l’ampiezza del catalogo e lo spessore culturale, queste risorse possono rivelarsi utili sia a livello personale, sia come supporti didattici in classe.


Unico problema: le trasmissioni devono essere ascoltate online, e, tolto un esiguo numero di podcast, non possono essere scaricate. Diverse soluzioni permettono di aggirare l’ostacolo ma richiedono pazienza ed alle volte, una certa destrezza informatica. I forum Radio Rai, offrono invece una soluzione semplice e pratica.


Con un buon gioco di squadra, il forum “i nostri podcast”, ha raccolto tutte le trasmissioni disponibili in un unico archivio, utilizzando Xdrive, il servizio di hard disk remoto di AOL. Una volta effettuato l’accesso al servizio, è possibile scaricare tutte le trasmissioni in formato mp3.


Qui, è disponibile un file excel, con tutte le trasmissioni divise per argomento.


Qui, è riportato il link a Xdrive, con il nome account e la password per ognuno dei diversi archivi disponibili.


Questo “tesoro” l’ho scoperto qualche giorno fa, ed è stata una gradita sorpresa. Personalmente adoro Ad Alta Voce, trasmissione che propone le sintesi radiofoniche di classici della letteratura , e Alle Otto della Sera, dove esperti e studiosi spiegano e commentano i fatti della storia. Qualche giorno fa ho ascoltato Memorie di Adriano e Se questo è un’uomo, apprezzando la fedeltà e la cura con cui questi libri erano stati trasposti in formato audio. Consigliati vivamente. Prossimo ascolto: 1914, un ciclo di lezioni di Luciano Canfora.


Un bel grazie a Mariù!


Altri articoli:


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marzo 18, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/03/18/che-cosa-successo/

Un video sull’educazione negli Stati Uniti. Raccontando in modo leggero fatti ben più gravi. E l’italia?


via OpenfictionBlog


 


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febbraio 17, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/02/17/il-mestiere-di-scr

Sto aspettando un amico, in stazione. Nell’attesa vado in libreria: mentre gli sbirri agguantano un ladro intellettuale, io do un occhio agli scaffali. Vado alla cassa e chiedo il Mestiere di Scrivere. Non riuscivo a ricordare il cognome dell’autrice, così il commesso ha tentato di rifilarmi il libro di Carver - che ha lo stesso titolo e in più ho già!-.


Mannaggia, sarà per un’altra volta, mi sono detto, ma mentre mi allontano m’è venuto in mente il nome, Luisa, e tutto s’è risolto: reparto mass media. Prima di comprarlo c’ho dato una rapida scorsa, ed ho avuto l’impressione che, pur essendo un libro valido ed interessante, il blog è più appassionante. L’ho comprato lo stesso.


Perchè l’ho comprato?


1. il libro è organizzato meglio del blog, ci sono più informazioni, lo posso leggere in metro o prima di dormire;


2. è più di un anno che seguo il blog dell’autrice, mi sembra giusto ricompensare in modo tangibile il suo impegno.


Può essere utile per l’elearning?


Si, può essere molto utile. I Learning Object sono editoria didattica, perciò la comunicazione svolge un ruolo chiave. Allo stesso tempo  i contenuti forniti dai cliente sono in perfetto burocratese/aziendalese (questa presentazione spiega gli effetti di questo linguaggio sull’elearning).


Il libro affronta anche questi argomenti, e da degli ottimi consigli. Non ci sono dubbi: compratelo.

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febbraio 10, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/02/10/timeline-sulle-oer

Un ottima timeline sulle OER, riporta diversi episodi chiave per le Open Educational Resources .


 


image

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gennaio 24, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/01/25/quando-lamministra

Technorati Tag: ,

1861513_78366177 Ogni tanto leggo il blog di Garamond: ho iniziato a leggerlo dopo questo articolo, Garamond C’è, dove si raccontano le vicissitudini editoriali e finanziarie di Garamond. Oltre ad essere autore del Blog, Alessandro Quadrino, ne è anche amministratore delegato, fatto che m’aveva colpito molto positivamente. Garamond è discretamente esposta sui contenuti digitali, è coinvolta in diverse inziative, come il progetto DIGI scuola, e web docet,  podcast tenuto da Antonio Sofi dedicato alla formazione e alle tecnologie, con un bel piglio giornalistico e d’attualità. Peccato, che sia finito…


Ancora di più apprezzo se è l’amministratore stesso a parlare in modo diretto, con il suo blog: perchè è un bell’esempio per un paese che è parecchio indietro in tutto, ancora di più sulle tecnologie e sul loro utilizzo. Meglio ancora se parla, senza tanti peli sulla lingua, di una questione che importa a tutti:


… che prevede che in rete si possano pubblicare liberamente immagini o musiche per uso didattico, a condizione che siano “a bassa risoluzione o degradate” (sic!)…



…che introduce un regime deteriore riservato alle pubblicazioni in rete rispetto a quanto gia’ previsto per il libero uso didattico di immagini e musiche, e’ facile immaginarlo: l’industria tradizionale dei contenuti avra’ di che congratularsi con questi rifondatori del comunismo cosi’ sensibili alla protezione della proprietà privata.



Degrado all’istruzione, per legge


Ovviamente Quadrino ha il suo bel interesse a difendere la questione: ma tutto sommato è un’interesse collettivo no?


PS:


Qui c’è l’intervista-podcast a Alessandro Quadrino, che ci spiega il molto discusso - forse contestato? - progetto DIGI scuola. Qualcuno vuole commentare l’intervista?

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gennaio 22, 2008

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/2008/01/22/editoria-didattica

ImmagineE’ vero: la discussione Produzione di LO multimediali in Orientamenti e Disorientamenti è stata molto interessante.


Qui Gianni ne propone una breve  sintesi. Un paio di note a completare l’articolo:


 


1. I learning object non garantiscono l’apprendimento: solo le attività didattiche possono offrire questa garanzia.


2. I learning object possono essere assimilati ad una sorta di "Editoria didattica": ho apprezzato molto questa definizione proposta da Gianni. I Learning Object hanno molto a che vedere con la "comunicazione": una comunicazione che prende spunto dalla didattica, non solo integrando quiz e interazioni, ma adottando un particolare tipo di esposizione. Editoria didattica appunto.


3. Molte definizioni di Learning Object servono a poco, se non a provocare flagelli teorici: durante la discussione Antonio indica un ottimo documento di Wiley, che fa il punto sulla situazione. Un buon spunto di riflessione.


4. Italo segnala la questione della riutilizzabilità e - soprattutto- della riadattabilità dei corsi. Oggi come oggi, molti corsi non sono nè riutilizzabili e riadattabili: un limite che può essere superato come dimostrano Connexion e Openlearn. Qui ne parlo.


 


La discussione si è fermata a quota 66 interventi, parecchi. Gianni ha già formulato la prossima -e molto interessante- domanda:


Qual’è il miglior utilizzo per le risorse didattiche digitale in un corso online?

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novembre 21, 2007

http://lorenz77.altervista.org/wordpress/?p=144 

Trovata durante la lettura di "La riscoperta della mente" di J. Searle. Ovviamente si riferisce alla tendenza del comportamentismo di negare la coscienza, e basare lo studio della mente solo sui comportamenti.

Parole chiave: comportamentismo, fun

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